Venticinque. Prossima scena

‘Mamma, mi piacerebbe andare al mare, uno di questi giorni. Che ne dici?’
Dico che hai ragione, figlio. Con la tua logica spiazzante. Come sempre. Uno di questi giorni lo facciamo. Non so quando però.
Non lo sa nessuno.
Dopo parrucchieri e ristoranti hanno chiuso anche le spiagge. La nostra vita sociale è soltanto virtuale fino a nuovo ordine.
Chi vive senza giardino ha l’ora d’aria e la conferma ufficiale di essere in prigione. Penso all’amica della figlia che stanno in cinque in settanta metri quadri al quarto piano senza cane: l’evidenza è matematica.
Si può uscire solo una volta al giorno e a una distanza massima da casa di un chilometro. Occorre adattare il guinzaglio e l’allenamento per le Olimpiadi, ma tanto hanno rinviato anche quelle.
Sui siti ci sono le istruzioni per calcolare il perimetro: metti il tuo indirizzo e ti compare un cerchio giallo tutt’intorno, tipo l’area d’azione del killer tracciata dal profiler in Criminal minds. Ma non siamo in una serie tv americana.
È piuttosto un colossal alla Ben-Hur, sperando in un finale meno desolante.
‘Anch’io voglio andare al mare!’
La figlia disegna a orecchie tese e suggerisce la spiaggia di Dunkerque per mangiare le cozze.
‘Ti ricordi, mamma?’
E propone anche, con un senso della geografia tutto suo, di tornare nelle Marche a trovare le cuginette.
‘Ti ricordi, mamma?’
Mi ricordo.
Stiamo andando in spiaggia equipaggiati per una permanenza millenaria e fa già caldo, nonostante siano solo le nove del mattino. È domenica.
Sul lungomare i motorini e le biciclette sono ancora scarsi. Arriva una panda che parcheggia davanti alla spiaggia libera, una striscia di sabbia fra due stabilimenti. Scende una neonata in braccio alla madre. Sono pronte in pannolino e copricostume. Salta giù un’altra piccola, ha pochi anni e le cosce tornite. Ultimo il padre prende dal bagagliaio tutta l’attrezzatura per una giornata al mare. Non sono villeggianti, non sono turisti.
La targa è locale, verranno dall’interno, dalle colline a passare la festa. Il mare lo vedono ogni tanto, quando si può. Anche se è estate non vanno in ferie, si prendono vacanze a briciole, ma sono felici.
Lo vedo.
È un film anni cinquanta, la Vespa e il foulard, la guerra scampata e il boom delle cose, il lusso del tempo che non è solo lavoro.
È una scena in bianco e nero che racconta la vita.
Poi è arrivato il technicolor e ce la siamo giocata.

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