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CXXXIX. Memory card

Di mamma non ce n’è una sola. Ce ne sono tante, spesso tutte concentrate in un unico pacchetto di muscoli e raccomandazioni. Perché per sopravvivere al quotidiano accumulo di tâches maternelles ci vuole per forza un alter ego che va al lavoro, uno che pulisce i pavimenti, uno che riempie il frigo, porta a danza,…

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CXXXVIII. Vélo racconto

Il progetto bici è partito male. Primo giro rimandato causa ritardo. E pensare che il marito aveva già lustrato e messo fuori i mezzi. Invece siamo andate a scuola con il motore a scoppio. Di urla mie. Perché non si può. Spezzettare il tempo a tal punto che diventa fermo e poi ‘mamma, ma è…

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CXXXVII. Libera nos a malo

Oggi inauguriamo la griglia il fondo al giardino. È nata accanto alla fontana. Entrambe fatte di mattoni grigi, quelli bucati da cantiere, sono spartane ed essenziali come piace a noi. Bracciodiferro è sceso presto per spazzare davanti alla capanna e preparare la legna, come in ogni rito che esige i suoi tempi. Noi intanto finiamo…

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CXXXVI. Quel che resta

Hai cambiato voce, figlio. I tuoi piedi saltano i numeri senza avvisare, solo le scarpe subito strette li hanno smascherati. L’appetito perenne, la voracità di finire per non perdere neanche una briciola: hai sempre avuto fame. Di capire, di sapere, di riuscire. Mi sono messa una tua felpa stamattina, perché è blu, perché è tua.…

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CXXXV. Colleghi

Sto pranzando in quella che oggi è la sala prove. In altri momenti può trasformarsi in sala riunioni, sala pasti, sala e basta. Gli attori hanno un’ora di pausa. Anch’io. In teoria. Ma quando ho il mio giorno di fuga per la libertà sarò mica matta a interrompere anche solo per sessanta minuti. Me lo…

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CXXXIV. Wii salvi chi può

‘E poi venne il corona che si mangiò la scuola che al computer i ragazzi portò’La melodia mi tamburella in testa dal sonno, le parole brutte arrivano secche quando mi ricordo che giorno è oggi. Sveglia lenta. Voglia zero. Per fortuna il marito ha una riunione alle nove e ci mettiamo in scia. La figlia…

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CXXXIII. Pasqua con i tuoi

Usciamo imbacuccati come a Natale, forse solo un po’ più stupiti di quanto possa far freddo in punta d’aprile. Entriamo a chiesa deserta. È presto. Apposta per prendere il solito posto: laterale sinistro tutto davanti. Il contatto più vicino è con le candele dell’altare quattro metri a tiro di fumo. L’équipe d’animazione è già arrivata.…

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CXXXII. Bolla d’aria

C’è un teatro che sonnecchia in riva al lago. Apre un occhio ogni tanto, sbircia i passanti. Gli anziani podisti, i runner fluorescenti. Di bambini poco o niente. Sarà che nelle ore in cui lo frequento vanno a scuola. O meglio andavano fino a ieri, anche quei due con cui convivo. E infatti mi organizzo…

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CXXXI. Chiuso di serie

’Mes chers compatriotes’Ahi. Se inizia così butta male. Sì, perché se Monsieur le Président parla alle otto di sera davanti a tutti i canapés riuniti, ci risiamo. Da lunedì tutti a casa o quasi. I figli di sicuro. Il resto invece è da capire. Perché. Se le scuole verranno chiuse appena dopo Pasquetta, se prima…

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CXXX. Sabato mattina

Secondo sabato del terzo confinement. Ormai sembra una condizione cronica e circolare. Come una stagione trasversale che si stiracchia molesta e sgradita. E non se ne va. Anche se nessuno di noi ha voglia di imparare a conviverci. Quando parliamo rilanciamo ad un futuro prossimo, che però è sempre più arruffato. Mi sveglio con la…

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