XLIX. Vita da poules

Ce l’hanno fatta.
Non credevo avessero agganci tanto in alto ma tant’è. Da domani il loro stile di vita avrà un riconoscimento nazionale. E loro saranno il simbolo del cambiamento.
Le scorgo chioccianti in giardino. Non sembrano stupite e neanche scosse. Scommetto però che si sono fatte un giro di messinpiega. Sono più gonfie, non tronfie, collo teso, petto in fuori. Fanno prove di medaglia. Sospetto.
Ma andiamo, ragazze, non esageriamo. Capisco che siate onorate che monsieur le Président vi abbia ascoltate. E che in un momento così cruciale, affacciati sull’abisso della deuxième vague, voi siate il modello da seguire.
Abbassate un tantino le ali, però, che qui già si sapeva che stavamo arrivando al confino della notte.
In famiglia ci si allena da tempo. Dopo le nove di sera da casa nostra non si muove nessuno e fino alle sei si tende al sonno. Settemmezzaotto se va di lusso.
Gli orari pandemici non ci sconvolgono la routine.
Vi lascio però l’orgoglio, amiche galline, di rivendicare come ispirazione vostra il nuovo ritmo serale. Chi vi alleva del resto vi ha dato nomi previsionali.
Chiamarsi Corona è un monito al motivo di tutto. Pubblicizza anche la birra da consumare au cas où, ma solo al bar del pollaio. E cara Calvà, tu ci ricordi la festa che fu, i party, gli after-hours, i ritrovi dei vent’anni. Oggi sono out. E noi tutti dentro.
Il re morticello non circola solo di notte, ovvietà evidente. Non siamo bersagli fluorescenti su cui tirare a luci spente. È il mucchio che lo rende goloso, la cifra di gente che incosciente si mette a ballare. Roba da matti, avete pensato voi poules, di sera si dorme, si resta nel nido.
Solo, signore, che la notte è meravigliosa e la città sotto il sole non è la stessa cosa. Il cielo nero, le luci, i suoni, le voci.
Voi siete sedentarie, covate pure un po’ di rancore, perché al di là delle uova non avete altri sogni.
Lo so, lo so, sono solo poche settimane, forse un mesetto. Ma ditelo ai ragazzi. E a quei poveri anta che fan finta di niente, ma che vanno souvent nella penombra con la musica a palla, via dall’ufficio, dai figli, dalla palestra antirughe. Ah no, è vero, quelle le han chiuse il mese scorso. Le palestre, non le rughe.
D’accordo, poulettes, dateci una mano. Diteci com’è che si resiste in un mondo ristretto. Che la smania di andare è tanta, ma dice male.
Non usciamo la sera, non rientriamo a Casa in queste vacanze, non partiamo, promesso, restiamo in pollaio.
Ma siate sincere, siamo tra amici. Anche voi detestate questa guerra silente e il coprifuoco e chi fa la spia dei vicini incuranti e festivi.
Facciamo così: noi si vive da poules per un po’, vediamo come va.
Appena finisce però tutti in piazza alla grande.
Senza maschere, senza orari, senza se e senza ma.

altrimenti

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