CXL. Ouverture

Fa impressione. Dopo sette mesi. Vedere la gente seduta al bar. Che chiacchiera tranquilla come se niente fosse. Forse. Sembrano le comparse di un film messe lì per ricordare com’era. E com’è. Sederti a un tavolo e infastidirti – chissà perché poi – se il cameriere non arriva subito. O sistemarti gli occhiali sulla mascherina per darti un tono mentre l’aspetti. E pazienza se il tasso d’umidità è al limite del reumatismo, se le terrazze dove è permesso sorseggiare una birra sono in pieno vento, se batti i denti mentre sgranocchi noccioline di cui avevi quasi dimenticato il sapore. Passo in auto dalla piazza mentre torno da uno dei giri di scuola, rallento. Anche la fontana sembra ridere sotto la pioggia che ha ricominciato a cadere. Sono tutti al riparo, gli esercenti si sono organizzati con una tettoia, un gazebo, un paio di ombrelloni ancorati al selciato, qualche stufetta, il bue e l’asinello. Niente è troppo pur di ricominciare. Da fuori per ora. Gli interni saranno accessibili tra qualche settimana, in uno strano percorso stagionale al contrario. Eppure. C’è qualcosa di artificiale che non riesco a mettere a fuoco. Sarà l’abitudine alla casa che da tanto è l’unico ristorante, bar, caffetteria, ritrovo mondano che frequento. Sarà che con ‘sto tempo grigio è quasi buffo assistere a pacifiche occupazioni di posti vacanti con cappotti e cappelli di lana.
Ripasso nel pomeriggio, il sole ha fatto una capatina sul sagrato della chiesa. C’è un piccione coraggioso che pilucca briciole di croissant incastrate sotto a un sampietrino. I tavolini sono ancora pieni, dicono ci sia un tizio che è passato per la colazione, ha deciso poi di restare per l’aperitivo e ora sta facendo merenda. Il coprifuoco spostato alle ventuno lascia ben sperare che potrebbe prolungare la sua sosta fino a cena. Si è fermato a recuperare il tempo interrotto. Chissà come avrà fatto in tutti questi mesi. Chissà se avrà segnato le tacche al muro come i carcerati. Chissà se invece oggi proprio non ha niente da fare e si dedica all’ozio finalmente condiviso. Ho voglia di suonare il clacson come quando si incrocia il corteo degli sposi che strombazza onesto e molesto. Ma siamo in pieno nord e non si fa.
E a Casa? Si userà ancora?

c’è posto

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