Tre. Dispensa

Ci siamo portati l’Italia in furgone.
Non solo vestiti per i centimetri in più dei figli e libri nostrani per non perdere le doppie nella musica del francese, ma viveri.
Tanti. I biscotti per la colazione, i taralli perfetti con la birra del nord, la farina per la polenta, i baci di dama per un’amica che chissà quando la vedo, il riso nero, un mezzo chilo di parmigiano. E la suocera siciliana ha aggiunto il suo tocco personale che ci garantisce calorie sufficienti per sopravvivere settimane. Ma la famiglia italiana a tavola è viziata per definizione e la mia per abitudine: nonostante in Francia la mensa scolastica funzioni tutti i giorni, da noi si torna sempre chez maman e con tanta fame.
Nessun problema, mi piace cucinare, è il mio spazio creativo e i figli mangiano bene. Ma al terzo giorno di quarantena alcuni pilastri della nostra alimentazione cominciano a scarseggiare e si decide di riorganizzare la dispensa per fare il punto, perché quando mangi frutta e verdura freschi in abbondanza, vedere il frigo vuoto e l’ultima mela da condividere fa un certo effetto.
Il marito ha inventariato la farina: potrà garantirci pane fresco e pizza a volontà. Il suo passato da panettiere è uno dei motivi per cui l’ho sposato, un amore lungimirante, a conti fatti.
La figlia ha controllato le scorte per la prima colazione, il suo pasto d’elezione, e soddisfatta torna al suo fumetto con un biscotto in mano.
Il figlio ha aperto il frigorifero, lo sguardo inquieto davanti al cassetto delle verdure, ma è la mela solitaria sul tavolo che lo spinge a fare una delle sue domande esistenziali: se non possiamo uscire, come facciamo la spesa?
Appunto. Perché da noi la si fa alla vecchia maniera, con due righe di lista che diventano la Treccani dei buongustai, in posti piccoli ma ben forniti, prodotti che si scelgono con tutti i sensi all’erta. La spesa su internet, il click & collect, le consegne a domicilio sono casi estremi, dai, come si fa?
Si fa così.
A pancia piena dopo cena, eccoci tutti e quattro – il minicane dorme senza ritegno – davanti all’Ipad e al sito che consegna domani. Mi sento come Alice davanti alla tana del Bianconiglio prima di precipitare. Ci sono le carote, i porri, le arance, c’è tutto il supermercato, ma vederli così, in fotografia, non so… Poveri legumi ridotti a un’immagine. Come faccio a scegliere l’insalata su un catalogo? Che è per forza bella, mica sono scemi, ma chi mi assicura che sia anche buona? Io devo toccarla, sentire l’odore dell’acqua che contiene e la resistenza delle foglie quando le sfiori. Così non si può.
È come con le persone: ci vuole contatto, ci vuole tempo.
E infatti. Il sito mi segnala che i minuti a mia disposizione stanno per finire, se non mi sbrigo dovrò ricominciare tutto da capo. E cosa c’è, la fila?
Interviene il marito, più pratico, che dribbla la filosofia della verdura e mette a segno l’ordine.
Sono felice che domani mangerò insalata, ma soprattutto che alla fine della quarantena potrò di nuovo uscire a comprarla.

verzura

Spin-off
Brava Mika, con un straordinario giro di parole hai fatto credere al lettore che tu sia brava a cucinare. Poi ho scavato nelle pieghe della memoria e ho rivisto le facce a tavola di chi ha assaggiato alcuni dei tuoi esperimenti culinari. A Gaggino credo che il piatto più servito durante le nostre cene fosse …la Carmenlisa (emerita pizzeria). In Grecia mio marito, e anche il tuo, erano disposti a scendere a piedi (e risalire!!!) per comprare l’asporto del rosticciere in piazza. In Francia solo le moules frites hanno fatto apprezzare la tua tisana allo zenzero! Ammettiamolo, ci attacchiamo al mangiar sano perché non siamo in grado far da mangiare bene. Difficile sbagliare insalata e pomodori o mix di legumi o un bel riso freddo. Ma i piatti veri?!? Il coniglio in salmì? L’arrosto? L’altro giorno ho dovuto cucinare l’orata, anzi 6! Quei bastardi del Bennet non le avevano pulite e il tutorial diceva di ‘eviscerarla’…chi?…l’orata. No, no chi deve farlo? Tu…cioè io. Io devo EVISCERARE qualcosa?!? Ma non si era detto basta metterlo in forno con un po’ di sapori? Mika, identico ad un’autopsia. Mentre io cercavo il punto dove infilare le lunghe forbici appuntite, l’occhio del pesce mi fissava. Anche se mi spostavo mi fissava…sempre. Sei un’orata o la Gioconda?!? Va beh, dopo aver eviscerato 6 dico 6000 (per me) pesci li ho buttati in forno, ho buttato nella spazzatura anche i guanti, cosa fai quella faccia, hai mai visto i medici legali conservare i guanti? A tavola tutti a dire ma che buono, è venuto proprio bene. Io guardavo nel piatto i resti del Monnapesce e pensavo…tranquilli io non lo rifaccio più, d’altronde i capolavori non si duplicano, è plagio!!

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