Quattro. La revoca

Oggi aspettiamo l’insalata.
Zero programmi. Ci concediamo il lusso di una sveglia pigra: anche se il marito lavora da casa, il primo appuntamento è alle nove. Le scuole riaprono stamattina dopo le vacanze d’inverno, ma è un lunedì festivo per i figli che hanno il tempo per litigarsi l’ultima fetta di un panettone fuori stagione. Il minicane scodinzola alle briciole. Piove e l’umidità che resta fuori amplifica il piacere della nostra cucina profumata.
E paf! La bolla scoppia.
Guardo la posta e trovo un messaggio della direttrice della scuola. Ci sono nuove disposizioni da parte del Ministero della Salute, mi invia un link e un numero verde per verificare. Apro il link, ma compongo anche il numero verde per ascoltare cinque minuti di musica. Poi una vocina si annuncia dall’aldilà. Se ho ben capito, le dico, il virus circola ormai in tutto il territorio francese e chi è rientrato dall’Italia non è più contagioso di altri. Quindi non abbiamo più l’obbligo di restare confinati? Quindi la nostra quarantena è finita? E quindi da domani i figli potranno tornare a scuola? Lei lascia un respiro, poi mi comunica che sidevemisurarelatemperaturaduevoltealgiornolavarsispessolemaninondarsilamanononstarnutireinfacciaallagenteusareilfazzolettofaiunsaltofanneunaltrofaiunagiravoltafallaunaltravoltaguardainsuguardaingiùdaiunbacioaah….no, non mi ha ascoltato, signora vocina. Sta leggendo un elenco che noi italiani ormai sappiamo a memoria più del padrenostro. Guardi che c’è sul sito del Ministero, ho la pagina aperta davanti a me, ma mi scusi, lo so, sono strana, vorrei una conferma da un essere umano. Lei allora apre la mia stessa pagina, legge e mi conferma la fine della nostra quarantena.
Paf! La bolla scoppia.
In faccia ai figli. Che reagiscono come due anime spensierate che avevano un fitto programma di giorni al riparo dalla pioggia e dalla scuola: paf!
Quando la vita ti stravolge i piani, puoi solo trovare un altro punto di vista.
Il minicane sparisce di sopra. Io preparo pasta al sugo di conforto. Il marito chiama l’ufficio per riorganizzare la settimana. Poi guardiamo Jurassic Park, prima visione per noi tutti. Mangiamo i popcorn, la pizza faite maison. Domani si torna fuori. E nessuno di noi ne ha voglia. Troppo presto. Volevamo annoiarci, lamentarci del tempo fermo, tenere un diario.
La figlia ci chiama, è affacciata alla finestra e grida adesso. C’è una luce strana fuori, irreale. Corriamo a vedere: un arcobaleno. Intero. Parte dalla fabbrica di fronte a casa e fa tutto il giro del cielo fino a cadere nel parcheggio accanto. Un operaio fortunato è salito sulla cisterna e fotografa tutto il disegno.
L’altro punto di vista.
Paf!

L’insalata è poi arrivata: freschissima!

Spin-off
Mika, non so se sia legale dirlo, ma ci sono momenti in cui anch’io come i tuoi figli rimpiango il lockdown. Ti alzi, ti sistemi metti che viene qualcuno, ah già non può venire nessuno, vabbè metti che ti viene un improvviso attacco Covid.. sì, lo so che sto benissimo, ma ipotizziamo, metti che ti viene un improvviso attacco, chiami l’ambulanza e sei senza deodorante o hai l’intimo scoordinato. Entrambi i motivi sono validi per rifiutarti il trasporto. Dopo la toilette del mattino la vita scorreva lenta non c’era neanche bisogno delle scarpe o si stava a piedi nudi o in pantofole, versione aristocratica delle ‘ciabatte’! Io possedevo un magnifico esemplare di sabot trentine, con feltro esterno e vello caprino all’interno, versione aristocratica delle ciabatte col pelo. Le ciabatte trentine si possono comprare solo in Trentino, non si comprano né online né nel negozio in centro che tanto sono uguali, eh no, quelle online chissà chi me le manda e quelle nel negozio in centro sono lombarde, mica trentine. In pieno lockdown si può fare un salto in Trentino a comprare le ciabatte? Rientrerà negli spostamenti indispensabili? Conte ha pensato a tutto tranne al fatto che le mie calzature da casa potessero …. bucarsi!! Un antiestetico e volgarissimo buco sul ditone!! Con una straziante cerimonia di addio le ho accompagnate nel bidone della spazzatura e le nostre esistenze si sono separate. Ma come ogni relazione che si rispetti la loro assenza, più che un vuoto, ha lasciato dei temutissimi piedi freddi. Ho condiviso il mio dolore con tutto il vicinato e d’improvviso sono saltate fuori delle Defonseca bordeaux con dei cuori in argento brillante, suola ergonomica e un po’ di tacco… che portate con il classicissimo calzino bianco, fanno un quel non so che di ricovero ospedaliero. E io che stamattina mi preoccupavo dell’intimo coordinato. È la ciabatta che ti spalanca le porte dell’ospedale!!

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