Sette. La teoria dell’ombrello

Strane le lingue. Spesso hanno parole che sembrano di comprensione scontata e invece.
P a r a p l u i e per esempio: se piove lo prendi. Facile.
Ombrello è già più complesso. Parte da ombra e ti devi impegnare per capire che si usa soprattutto quando il sole non c’è. Nonostante l’evidente fortuna linguistica, la maggior parte dei miei attuali concittadini non collega l’oggetto alla sua funzione e al concetto di parapioggia.
Peccato. A me gli ombrelli stanno simpatici. Forse perché in famiglia ci hanno accompagnato da subito, che quando ci siamo sposati, io e il marito, pioveva. Giusto per noi, dopo un settembre luminoso, preludio di un autunno da manuale con gli alberi che si potevano abbinare ai vestiti, pioveva. Giusto per noi, con il pranzo della festa su un colle all’aperto, pioveva. Il mio vestito conserva indelebili tracce di fango sul piccolo strascico, ma ho una foto che senza ombrello non sarebbe la stessa.
E poi i figli hanno avuto il loro corredo di ombrelli, persi, ritrovati, rotti, rovesciati con il vento. Allegri antidoti a un tempo immusonito. Ho tenuto, ultimo superstite della loro infanzia tra le pozzanghere, un ombrello formato famiglia che apro per la strada, guardata con curioso sospetto dagli autoctoni. Mi accorgo di non essere allineata alla tendenza locale. Oggi saluto il figlio davanti a scuola e vedo arrivare giubbotti fradici e capelli grondanti. I ragazzi sono portatori sani di piccole rivoluzioni, quindi i primi tempi non mi stupivo di tutte queste teste inzuppate, anzi, le loro umide espressioni di libertà mi intenerivano. Finché non ho osservato meglio. Per la strada quando piove – e qui piove un giorno sì e l’altro anche, tanto che i ciclamini sul davanzale sono diventati piante acquatiche – il parapluie è un oggetto rarissimo, quasi extraterrestre. Eppure i marciapiedi sono larghi, ci sono strisce pedonali che in Italia ci farebbero corsie d’autostrada, non è una questione di spazio. Oppure sì. Alla scuola della figlia il cancello di entrata non prevede tale dotazione. È brevettato per passeggini a due o tre piazze, nonni in coppia con due nipoti per mano in linea orizzontale, corpi che riempiono tutte le taglie, ma per gli ombrelli no. Stamattina rischio il blocco della circolazione se non alzo il mio al di sopra della griglia, allora aspetto che siano entrati tutti, per evitare traumi. La figlia resta con me al riparo, perché è gentile, ma la becco che corre senza cappuccio incontro alle amiche. Tanto ha il cappello waterproof, a prova d’acqua, appunto.
Mi avvio e vedo da lontano una figura trafelata con qualcosa di rosso in braccio, sembra impermeabile. Il mio cuore ha un sobbalzo: e se fosse…? Nooo, che peccato: è solo una bambina che la donna posa per terra e prende per mano sotto la pioggia battente.
Gli oggetti servono per rendere migliore la nostra vita, quando li usiamo correttamente.
Credo che dovrei iniziare a portare gli occhiali.

mutazioni genetiche

Spin-off
Mika, a ogni tuo racconto esplode un ricordo, si apre all’improvviso come un parapluie automatico. Il tuo umido matrimonio! Appena l’hai nominato mi sei apparsa in fondo alla navata, Pocahontas in superga. Ci siamo sposate tutte in quegli anni e tutte dicevamo le stessa cosa ‘va che il mio è un abito semplicissimo’, balle!!! Volevamo abbassare le aspettative x lasciarli tutti ammirati e goderci quel momento di celebrità. Le abbiamo provate tutte: corpetti, merletti, guanti, scolli, perline, strascichi, io sono arrivata addirittura coi pantaloni, ma in nessun matrimonio ho visto più bocche aperte come nella chiesa di Cagno. La metà di noi portava cicatrici perenni per le forcine infilate nel cranio x sostenere un chignon perfetto e l’altra metà aveva ancora le punte bruciate x la leggera permanente, che dava volume…e anche un capello crespo naturale! E all’improvviso entri tu con due semplici trecce, le stesse che avresti fatto per andare in birreria o a vendere le mele. Ci siamo guardate tutte…Ma non vale!! Questa bara!! E le cicatrici?! Neanche un’ustione da piastra ?!? … che vigliacca! Ma è quando sei arrivata davanti al parroco che oltre alle bocche, hanno tutte sgranato gli occhi. ‘Sta brutta stronza si è messa le superga!!! Passi tutto, ma almeno due fiacche di ricordo non le vuoi proprio?!? Dai è palese che non ci tiene! Povero Diba, una vera sposa soffre, sopporta, resiste, questa è lì tutta allegra con le sue pianelle … dai ragazze, almeno piove!!!

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