Undici. Lavori in corso

Abbiamo il permesso?
A mezzogiorno apro la cassetta della posta e trovo una busta imbottita come un panino.
Tutum tutum tutum il battito accelera tutumtutumtutum
Mi si blocca il respiro.
Non sono preparata, è tanto che l’aspetto ed è solo la quarta volta oggi che giro la chiave nella boîte aux lettres.
Le mie dita stringono la carta bianca. Ma procedo con cautela.
E con ordine.
Un mese e mezzo fa ci eravamo illusi quando il marito aveva firmato una raccomandata. Rejeté. Tutto daccapo.
In Italia siamo dei dilettanti delle scartoffie, qui la burocrazia ha raggiunto livelli da supereroi.
Carte e carte e carte, in triplice copia, portate all’ufficio urbanistica infondoalcorridoioadestraascensoreterzopianoterzaportaasinistra in quattro viaggi della speranza.
Una volta manca la mappa di Google per vedere dove abitiamo, la nostra casa deve essere segnata con quella strana goccia rossa e bianca che manco fosse l’epicentro del contagio.
L’altra volta bisogna correggere couleur beige con couleur sable, la differenza è imprescindibile.
Poi non va bene il disegno perché l’estensione va attaccata al muro dei vicini. Ok ok correggo e torno, torno e correggo, ma non poteva dirmelo tutto insieme, cara signorina addetta al ricevimento domande, che in gennaio mi riceve in canottiera beige – sable scusi – e si dimentica di dirmi che se dall’altra parte non ci incolliamo ai vicini, dobbiamo rispettare una distanza minima di due metri?
Che è poi il dettaglio per cui ci hanno bocciato la prima volta.
Ha ragione, questo dovrebbe saperlo chi fa il disegno, lei è pagata per correggere les nuances di colori, ma pensavo fossimo diventate amiche dopo tutte le volte che mi ha vista.
Oggi però i miei viaggi fra il Comune, la copisteria e qualche luogo dove chiedere la grazia sono un ricordo lontano, anche perché ci sono stati altri pensieri dall’ultima deposizione. Prendo in mano il panino di carta bianca. Lo annuso come fa il figlio prima di gustare una prelibatezza. L’impazienza vorrebbe lacerarlo con i denti, ma il buon senso mi trattiene, mi rallenta, non si sa mai. Meglio seguire le procedure, come in tutte le situazioni importanti.
Salgo in cucina, appoggio il plico sul tavolo, mi lavo le mani.
Forse dovrei aprire la busta con il vapore…
Abbiamo il permesso!
Ora dobbiamo solo aspettare che passi il virus.

una buona notizia

Spin-off
La parola burocrazia è stata coniata negli uffici pubblici italiani. Qui è nata, cresciuta e viene gelosamente custodita e alimentata. Per sistemare una casa secondo te basta andare qualche volta in Comune? E poi ti mandano la risposta a casa? Dai, buffona, spostati! Qui devi essere preparato come un ironman e non sempre è sufficiente: Comune, Catasto, Asl, Enel, Ufficio del lavoro. Pensa che io committente se voglio far lavorare qualcuno devo essere sicuro che abbia pagato i contributi. Io?? Io committente sono responsabile se gli operai non rispettano le norme di sicurezza. Io? Io committente sono tenuto a denunciare le irregolarità. In Italia sopra la croce di Gesù hanno sostituito la scritta INRI con COMMITTENTE. Partiamo dai disegni: quelli in Comune difficilmente sono gli stessi presenti in Catasto anche se firmati dalla stessa persona. E tu mi dirai ‘ma perché fare due disegni diversi per la stessa casa?’ Perché il Comune voleva dei parametri e il Catasto degli altri, quindi siccome 30 anni fa i due enti non si parlavano facevi prima a disegnare due case che a metterli d’accordo!  Ma non è mica finita, di sicuro la struttura attuale della casa non coincide con nessuno dei due disegni. Vuoi che nel corso di questi anni non abbiamo aperto una porta o spostato un muro? Ampliato la cucina inglobando il garage? Certo che sì. E chi era quel pazzo che per un muro, una porta o un pezzo di garage apriva una pratica Comune/Catasto e compagnia cantante?! Autorizzazioni, disegni, concessioni, modulistica di ogni genere deve essere presente in cantiere, in modo che chiunque possa consultarla, come se i quattro muratori addetti ai lavori, mentre mangiano il panino e frittata a mezzogiorno gradissero intrattenersi con la Treccani da cantiere. Ovviamente dopo due giorni di demolizioni, il tomo sarà impannato di polvere più della cotoletta milanese. E poi il tutto te lo recapitano a casa…Seeeee! Come no?! Te lo devi andare a prendere armato di tanta pazienza e se vuoi far prima un kalashnikov. Prendi il biglietto, aspetta il turno, il primo funzionario di solito ti da qualcosa da pagare, bolli o oneri o diritti di cancelleria (qui da noi la cancelleria ha dei diritti il committente NO!). Vai alla cassa, ti prelevano un organo, torni dal tipo di prima e dopo avegli mostrato il pagamento lui ti guarda titubante, tu apri l’impermeabile mostri il kalashnikov e lui zelante ti consegna la tua documentazione…. ora inizia la via crucis del committente!

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