Dodici. Nel sottomarino

Quando il figlio ha i pensieri si mette in piedi tra la finestra e il frigorifero e guarda fuori. Lontano.
Aspetta.
Che torni il papà, che arrivi qualcuno, che smetta di piovere.
Anni fa io e lui abbiamo passato due settimane in ospedale per dei controlli e il tempo non passava mai.
Così ci siamo inventati un gioco.

La mamma dice che stamattina devo andare nel sottomarino, ma a me questa cosa non convince proprio tanto. Ieri abbiamo letto un fumetto con i disegni di una nave che va sott’acqua e la mamma mi ha detto che si chiama sottomarino, perché va sotto il mare, è facile ricordarsi il nome, così. Ci entri, si chiude tutto e tu scendi in fondo al mare, sotto sotto sotto, dove è buio.
Adesso però per questa storia del sottomarino non posso fare colazione, non posso bere il mio latte e cacao e neanche un po’ d’acqua. La mamma dice che un’infermiera marinaio ci verrà a prendere e per aspettare mi porta a fare un giretto. Ma io non voglio fare un giretto. Telefoniamo a papà, la mia sorellina dorme ancora. Voglio andare a casa.
Mi siedo per terra, davanti alla porta del reparto, che con la mamma chiamiamo ponte (diamo i nomi diversi alle cose per il nostro gioco della nave pirata).
Lo so che la mamma si arrabbia quando mi siedo o mi sdraio per terra, quando faccio il sittin, io lo faccio apposta. Però non vale, mamma, che fai le facce e un po’ ridi e un po’ fai il broncio, così non vale, mamma, che non ti arrabbi… così mi fai ridere!
…va bene, andiamo a fare ‘sto giretto.
Torniamo nel salone, passa la dottoressa capitano, quella che mi ha visto il primo giorno, quella che fa toc toc toc toc quando cammina, che sta sempre sulle scarpe nere altissime e la sento arrivare da lontano. Sorride, è gentile, parla con la mamma. Intanto c’è già in giro il carrettino della colazione, io e la mamma siamo seduti su un tavolino basso, un po’ lontano dalle camere, ma lo so che gli altri stanno bevendo il latte. Pazienza, la storia di Hansel e Gretel è proprio bella. Me l’ha già raccontata, la mamma, ma in questo libro la casetta della strega è disegnata benissimo. Sarà la fame, ma i biscotti sembrano veri, e ci sono anche le fragole con la panna mmmmh e le persiane di wafer e una fontana di cioccolato. La mamma dice che quando faremo la festa per il battesimo mio e di mia sorella faremo la fontana di cioccolato, che anche se noi non siamo capaci, ci sarà. E che quando usciremo da qui si farà i capelli viola, che io glielo dico tutti i giorni che la vorrei con i capelli viola. Mi piacciono i capelli della mamma, neri e lunghi, che quando le vanno davanti agli occhi glieli sposto, così le faccio una carezza. Ma mi piacciono anche viola i capelli della mamma, un po’ per scherzo, un po’ per serio. Così glielo dico. Chissà se li farà davvero viola. Che la mia è una mamma da capelli viola. 
La storia di Hansel e Gretel è così bella, la voglio sentire ancora, ma quando la strega prepara la merenda ai bambini, arriva l’infermiera marinaio a prenderci.
Il sottomarino ci aspetta.
Dal corridoio entriamo in una galleria, è ancora tutto buio, la marinaio ci dice di aspettare in cabina, che poi è una stanza bianca con due sedie, un tavolo e giochi per bambini piccoli. A me piacciono perché li schiacci ed esce musica, come la storia di Geraldina topo musica che la mamma mi racconta. Dai, mamma racconta! Mi piace ascoltare la storia di Geraldina, perché la mamma fischietta. Io non sono ancora capace, ma se soffio soffio poi imparo. La storia la voglio sentire ancora, ma arriva un’altra marinaio che parla un po’ con la mamma.
Ecco anche il capitano che toglie la divisa bianca e si siede di fianco a noi. Mi sembra simpatico, ma non dò mai confidenza al primo venuto, soprattutto se è un dottore travestito da capitano di una nave, che tanto lo so che è un dottore. Questo gioco piace alla mamma e piace anche a me, per questo gioco volentieri, ma la mamma me lo ha detto che è un gioco, non sono mica piccolo io. Ci credo alle storie, ma so che sono storie, che è per finta.
Davanti al dottore capitano, quando mi parla e mi chiede delle cose, giro la faccia dall’altra parte, non rispondo, chiudo gli occhi, ma lo sbircio: mi sa che è davvero un capitano simpatico. Mi sa che salgo sul suo sottomarino.

(continua…)

arrivano dal mare

Spin-off
Mancano solo due giorni all’arrivo in porto, ma dai tuoi messaggi, intuisco che l’umore dell’equipaggio è scivolato negli abissi marini. Quando si vedono gli amici? Nel bisogno, e qui mi sa che c’è tanto di bisogno. Prendo i due nani di casa e punto dritto nella vostra direzione. Non so di cosa hai bisogno, ma hai soffiato nel fischietto così forte che ti ho sentito fino a qui. Nel varcare quel cancello mi sale l’ansia, eppure il posto è bellissimo. All’interno del sommergibile l’aria si fa più rarefatta, faccio respiri luuuunghi, finalmente vi troviamo. Un abbraccio che si prolunga di qualche secondo mi fa capire che hai bisogno di un salvagente. No ciccia, qui serve una zattera perché anch’io mi sento in mare aperto e nonostante tutti quegli gli anni di nuoto, sto andando a fondo. Nei mari burrascosi solo i pirati si sanno destreggiare e infatti è lui che prende il comando e preciso indica la via per l’aria aperta. Un giardino immenso, tanti bambini e tanti genitori, alcuni con le mascherine. Ci guardano. Noi siamo forestieri che vengono da un paese molto lontano, veniamo da ‘Fuori dal cancello’, un luogo bellissimo dove tutti vogliono andare. Mi sento come un ubriaco con la sua bicicletta, non so se sono io a portare te o tu me…no io sono astemia, quindi…sono la bici. Mika, ho un po’ le ruote sgonfie, ma ti prego appoggiati un po’, facciamo un tantino di strada assieme, non sono in grado di portarti al traguardo, ma almeno più vicino a Fuoridalcancello!

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