Tredici. Fine missione

(continua dal dodici)
Il sottomarino dov’è?
Dov’è, dov’è? Corro da solo a sdraiarmi sul lettino con le lenzuola bianche con i gatti. Arriva un altro capitano e l’infermiera marinaio gentile di prima. La mamma appoggia per terra il suo zainetto nero dove c’è sempre dentro tutto, ci mette anche i miei occhiali, che così non li perdo e viene vicino a me. Con il dottore parlano della lingua greca, che è anche un po’ la mia, il capitano mi dice kalispera o kalimera, ma è mattina o sera? La mamma dice che se è ora di dormire va bene kalispera…perché io in Grecia ci sono nato, la mamma dice che quando ero piccolo parlavo greco, ora no, non mi escono tutte le parole, però le capisco, ma mi piace di più l’italiano.
Insomma, con questa storia del greco mi hanno fregato. Mi hanno fatto un altro buco nella mano – come quello dell’altro giorno che le infermiere mi hanno preso il sangue – ho urlato per il male, cioè, veramente non ho sentito tanto male, più che altro io ho sempre tanta paura che mi facciano male e così urlo urlo urlo e cerco di scappare, ma mi hanno tenuto fermo e l’infermiera marinaio mi ha messo un tubicino nella mano con un tappo. Il capitano toglie il tappo, esce un po’ di sangue.
Ehi, il tappo!
No, non l’hanno perso, ce l’ha la marinaio. Il capitano mette un po’ di acqua nel tubicino con una siringa grande, poi un altro po’ con un’altra siringa e un altro po’ con quella grande.
Rimettono il tappo. Bravi.
La mamma è qui con me, mi accarezza la testa, mi parla, ma io non mi fido tanto. Mamma, ho sonno, ma non voglio dormire, mi scappa anche da ridere. Speriamo non mi scappi la pipì, l’ho fatta prima. Ho sonno, non voglio dormire, mamma. Voglio alzarmi. Stamattina non ho fatto neanche colazione con il mio latte e cacao. Neanche un po’ d’acqua mi hanno dato.
Mi tengono le gambe, voglio andare a fare colazione. Mamma, mi porti a fare colazione? Che ridere, mamma, non farmi il solletico. Che imbroglio, questa storia del sottomarino. Adesso mi sollevano, mi mettono sdraiato su un altro letto. È più duro. Dove siamo? Mamma? Sei qui! Mi parli in greco, come quando ero piccolo. “Ise i kardià mou, ise i zoì mou, ise i agapi mou”. Che bello! Adesso cosa fai? Canti Bella Ciao? No, brava, meglio la ninna nanna del chicco di caffè. Di quando ero piccolo. “Quando sarò grande comprerò per teeee” la canta anche l’infermiera, ha detto che ha un bambino come me. E il capitano dov’è? Che sonno. Che imbroglio. Il sottomarino dov’è? “Insalata non ce n’è, sette piatti d’oro sulla tav…

Voglio la colazioneeeee. Urlo urlo urlo. Mammaaaaa. Sei qui. Urlo. Dove sono? Ci stiamo muovendo. Sento la mamma che parla con qualcuno. Scorro su rotelle. Non voglio più stare sdraiato, ma non riesco a tirarmi su. Urlo. Mammaaaaa. Sei qui. Urlo. Ho fame. Voglio la colazioneee. Urlo. Che sonno però.

Urlo. Voglio alzarmi. Non riesco. Mammaaaa. Sei qui. Urlo. Sono a letto. Sono nudo, ho un po’ freddo. La mamma mi copre, mi parla, non capisco cosa dice. Mi coccola, mi tiene fermo, mi dice di stare tranquillo. Ho sonno, voglio alzarmi, ho fame. Urlo. Sono stanco.

La mamma è qui con me. Ha detto che tra poco potrò bere un po’ d’acqua, ma io ho fame!
Bevo. Ho i miei vestiti. Sono nel mio letto in ospedale (non ho voglia di giocare alla nave pirata ora). La mamma deve andare a parlare con le infermiere. Vengo anch’io!
Ma qui gira tutto. Dò la mano alla mamma e cammino piano. Vorrei correre ma il pavimento si sposta e mi fa inciampare. L’infermiera dice che se non ho vomitato l’acqua tra cinque minuti possiamo mangiare. Anche la mamma oggi non ha ancora mangiato niente, mi sa. Lo capisco da come torna contenta in camera con me.
Arriva il pranzo, solo per noi due, oggi mangiamo insieme in camera. Evviva! Di solito devo mangiare da solo mentre la mamma mi guarda e poi vado con lei in mensa dove mangia con i grandi e mi prende lo yogurt o il budino.

Il tempo fermo di allora è passato così veloce che sembra ieri.

Domani farà lo stesso effetto questa immobilità virale che obbliga ai pensieri e avvicina tutti un po’ di più pur tenendoci lontani.
All’arrembaggio!

protezioni

Spin-off
… ‘anche la formica si riposa ormai, ma tu sei la mamma e non dormi mai’

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