Quattordici. La vita nel carrello

Ci siamo. Anche in Francia le scuole chiudono. Da lunedì.
Così stamattina i figli sono andati, hanno ricevuto istruzioni per il lavoro da casa e hanno salutato i compagni. À bientôt.
Organizzazione alla francese. Cancelli chiusi ‘fino a nuovo ordine’, ma elezioni municipali confermate questo fine settimana.
Il presidente fa il discorso alla nazione, spiega una realtà che già conosciamo, le decisioni prese perché inevitabili e invita tutti ad essere solidali, evocando la fraternité della triade rivoluzionaria. Noi non votiamo qui e siamo cresciuti nel volontariato italiano che, pur non avendo origini così illustri, è la cifra umana del nostro paese. Eppure questo appello ci colpisce, chiaro e diretto.
‘Se lo dice lui che è il presidente bisogna ascoltarlo’
La fiducia e la logica del figlio sono inattaccabili: le scuole vanno chiuse. Da lunedì.
Lo accompagno e vado a fare la spesa. Non si sa mai.
E appunto. Ho la conferma che tutto il mondo è paese. A suo modo.
Non frequento i grandi spazi commerciali, ho un paio di buoni supermercati vicini e li bazzico in alternanza rispetto ai prodotti e ai bisogni familiari. Entro con in mente un rifornimento piuttosto consistente, saremo a casa tutti insieme (anche il marito da lunedì in telelavoro) senza scadenze immediate, con un virus in giro e mangiamo.
Spingo il carrello, ma non mi accorgo subito dell’assenza di alcune merci. Sono concentrata sulla mia lista e, pur avendo notato il parcheggio già stranamente pieno a metà mattina, non ci avevo badato. Poi giro tra le corsie e vedo scaffali vuoti e scatoloni per terra. Il direttore che conosco di vista – lo chiamano quando c’è un prezzo sbagliato o risse da sedare – è impegnato a riempire i congelatori, un addetto in divisa toglie pacchi e pacchi di carta da un bancale e riempie mancanze. Arrivo in cassa e osservo la spesa dei miei colleghi di fila. Sbircio sempre con interesse gli approvvigionamenti altrui, immagino le vite dietro quei surgelati o i pranzi a base di scatolame.
Ma quanti piselli ha preso il tizio della fila accanto? E mais, fagioli, ceci, lenticchie, zuppe pronte, misti di verdure, tutto in barattoli. Numerosi pacchi di pasta, cartoni di sugo e la farina bio. Tanta. Talmente tanta che si è preso pure il sacco trasparente, quello che serve per trasportare protetti i pacchetti. Mi vengono in mente quei personaggi da film americano, reduci ai margini, con la barba e gli stivali di gomma verdi, le giacche militari e l’idea di complotti o di fine del mondo imminente. Lo guardo: è un po’ sovrappeso, ha la barba a punta, una giacca verde. E ha appena posato sul nastro un paio di stivali da giardino. Giuro.
La coppia dietro di me è distinta, un po’ âgé, ha solo una borsa per i surgelati di cui non vedo il contenuto. Il loro segreto congelato. La donna che sta pagando nell’altra fila ha appena messo sei o sette scatole di cioccolatini al liquore con ciliegia dentro la sua borsa di tela e il signore davanti a lei ha comperato, tra le altre cose, cinque confezioni di lasagne pronte e tre di latte. Ma il meglio deve ancora venire. La cassa di fianco apre e arriva trionfale il carrello vincitore della mattina. Imbattibile. È un trionfo di pacchi di carta igienica, riempito fino al colmo. Non riesco a contarli. Credo sia lui il responsabile dello scaffale in fase di approvvigionamento. E, adesso che la noto, la carta igienica è in effetti in tutti i carrelli e in tutti i cestini che riesco a scorgere. Sospetto che ce ne sia anche nella borsa per surgelati dei due anziani. Ma io mica ce l’avevo sulla lista. E non ho pensato di comperarla. Perché poi?
Il virus attacca i polmoni, a quanto ne so, a meno che le mutazioni di cui parlano siano andate in un’altra direzione.
Non mi capacito di questo acquisto predominante.
Pago e, ancora sbalordita per la scoperta, passo alla fase due della mia spesa. Cioè all’altro negozio dove compero la ricarica del detersivo rispettoso dell’ambiente e senza tensioattivi – non so manco cosa siano, ma mi fa sempre un bell’effetto quando lo leggo – e l’acqua demineralizzata per il ferro da stiro. Che approfitterò della rinnovata quarantena per mettermi in pari con le camicie. Forse.
La coda è discreta, ma metto quasi subito sul nastro i miei ultimi acquisti, tra cui ho aggiunto per precauzione un pacco da dodici di carta igienica. Ci sono tre ragazzi dietro di me che si danno pacche e minacciano di baciarsi scherzando sulle misure preventive. Hanno comperato ventiquattro bottiglie di birra, tre litri di bibite colorate e due di vino tipo champagne.
Confrontando la mia spesa di mezza età con la loro, dico che una volta avrei preso anch’io solo birra e bevande assortite. Sono gentili e simpatici, mi dicono che stasera festeggiano la partenza di uno dei tre. E che mancano le patatine.
È già tardi, ma non siamo ancora in isolamento qui al nord. Chiudono le scuole lunedì e nel week-end ci saranno comunque le elezioni comunali. I ragazzi stasera festeggiano.
Spero solo che domani, quando il presidente dirà di non uscire fino a nuovo ordine, lo facciano. Non solo perché lo dice lui.
Ma perché è giusto così.
Noi restiamo a casa.

siamo tutti gatti

Spin-off.
Alzi la mano a chi piace andare a fare la spesa. Adesso alzi la mano a chi fa schifo andare a fare la spesa: IO!! Prima di tutto schifo non si dice, e infatti si dice che mi fa schifissimo! Della spesa mi infastidisce tutto. La lista: frugare nella mia cucina x vedere cosa manca e poi mi rinfacciano che ho dimenticato la paprika dolce. Sì, c’era un buco in mezzo alle spezie ma vai a sapere che era il posto della paprika dolce. Mika, ma esiste la paprika dolce?!? Preparare le borse. Noi andiamo sempre nello stesso supermercato eppure abbiamo le buste di qualunque catena nel raggio di km. E non solo non ne abbiamo due uguali (imperdonabile caduta di stile), ma soprattutto non abbiamo quella del nostro supermercato, quindi giro mortificata nelle corsie facendo pubblicità occulta agli esercizi vicini. Quando alla cassa mi chiedono ‘signora vuole sacchetti?’ Devo rispondere ‘no, ho il mio…’ ma lo so che la cassiera sta pensando ‘no bella, non è il tuo, è quello dei concorrenti qui di fronte che hanno appena aperto’…e io come faccio ad avere già il loro sacchetto?!? Sui cartelli dei carrelli c’è sempre scritto 50 cent, 1 euro, 2 euro, e invece no, va bene solo 1 euro. Ma cari i miei signori del commerciale, se avete comprato i carrelli con solo l’euro perché avete comprato il cartello con tutte le monete?!? Se dovete fare gli sbruffoni allora scriveteci anche 500 euro!!! Tanto vale tutto! Ok siamo a buon punto, basta mettersi in fila sotto il sole, con la mascherina e i guanti neri, che col caldo quando metti il disinfettante fanno effetto gaiser…Non sono ancora entrata e già sbuffo peggio della Bora a Trieste!

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