Sedici. Mantenere le distanze

La figlia ha i capelli biondi. Io no.
La figlia ha gli occhi verdi. Io no.
Però la amo lo stesso. Perché è simpatica, rompiscatole e ogni tanto piange. Come me.
Venerdì sale in macchina, ha un discorso in rincorsa su una compagna di classe che fa la comandina e non sente ragioni. È accesa, la figlia, animata dalla forza della rivendicazione. Io guido verso casa. Lei parla. Mi fermo allo stop. Lei parlaparla. Riparto dopo aver dato la precedenza a una bicicletta. Lei parlaparlaparla. Poi fa una pausa, sento un respiro, e a un tratto non sono più le mie scatole ma la sua voce, che si rompe.
Parla a scatti ora, è un motore ingolfato dal dispiacere. Non vuole stare lontano dalle sue amiche, che, pensando alla scuola chiusa da lunedì, tentano invano inviti per merende clandestine e si aggrappano a feste di compleanno già organizzate: lei sa che sono troppo imminenti per essere mantenute. Anche la sua dovrà slittare. A nove anni la tristezza è una torta sfumata.
Ma ha nove anni e un carattere rosa. Il tempo di parcheggiare e la figlia già pensa che, dai, così potremo festeggiare alla grande, quando i pomeriggi saranno più lunghi e si potrà di nuovo pensare di tornare giù al sud, nel nord dell’Italia.
Per ora possiamo solo telefonare.
Ormai sono a memoria tutti i numeri di Casa, di quella Lombardia dove chiamiamo ogni giorno, dove il fiato si fa sempre più corto, dove si sta come d’autunno i soldati di Ungaretti. L’amica infermiera di lungo corso, ottimista incrollabile con l’Africa nel curriculum, che giovedì via Skype era la mia solita roccia, oggi mi manda un ‘buona domenica’ perché ‘qui si respira aria pesante e invece ci vuole speranza’.
E ci vuole sempre, questa ultima della classe che se ti affidi magari ti passa il compito giusto. Ci vuole.
Eccola lì. Eccola qui. Nella figlia che chiacchiera con Casa, racconta del film che abbiamo visto insieme, dei finti hamburger che ho cucinato a pranzo – non erano di plastica, solo di ceci, perché mi ero dimenticata di scongelare quelli veri – e mentre parla si muove a passi di danze che sento anch’io quando la osservo.
Ha i capelli biondi la figlia. Gli occhi verdi. E un’incrollabile allegria che vira in tragedia, che salta le righe. Lontana dalle compagne, lontana dai nonni e dagli zii, sfoglia i libri di foto e fa disegni, canta l’inno e si mette a ridere forte. Le distanze le polverizza con la forza fragile della sua età e continuerò a imparare da lei che lo spazio è mentale, l’amore infinito.

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