Ventuno. Fuori programma

La luce in inverno dorme più di noi la mattina.
Che razza di otto sono? L’Ante Meridiem mi si confonde con il Post Meridiem, e non solo per una questione di preposizioni latine.
Per due mesi uscire di casa è un atto di fiducia all’orologio e ci si adegua, anche se il bioritmo lo nega.
Al buio vorresti dormire, poltrire. Ma la settimana chiama e ci si alza. Si fa.
Lo fa il figlio, sempre pronto in anticipo, che se inizia prima forse prima arriva la sera, quella vera. Lo fanno la figlia e anche il marito, pur tergiversando. C’è in loro una forte tendenza a rimandare l’ingresso in società e hanno bisogno di assumere liquidi stimolanti. Quando poi nel bradipo adulto la caffeina comincia a entrare in circolo, il ritmo subisce un’accelerata e la famiglia corre giù per le scale al grido: è tardi!
Io mi fingo comparsa, in realtà esercito una regia muta e costante: metto latte, tolgo tazze, metto biscotti, tolgo marmellata, in una danza del petit-déjeuner volta a far partire tutto il pacchetto. Di ore, lavoro, scuola, pranzi, compiti, di impegni. È impegnativo il buio. Ma si va.
A marzo è diverso. La luce è già sveglia da un pezzo quando suona la nostra. La colonna sonora è intonata dal popolo dei nidi e quasi copre il traffico della strada. Il grande viale alberato fiorisce di bianco e il solo vederlo merita l’uscita. La primavera mi alleggerisce le giornate e mi viene voglia di polverizzare i programmi per godermi il panorama.
Soprattutto ora, che siamo a casa e non dobbiamo correre in classe prima che suoni la campanella.
Ora, che abbiamo più tempo.
Ma forse mi sbaglio.
Forse il senso del tempo sta nel programmarlo.
Come nella chat di classe della figlia – la verde mannaia del Wapp è arrivata anche qui – dove imperversano fotografie e video di gente sotto il metro e mezzo impegnata in conference call con la maestra, produzioni industriali di panetti al cioccolato, sessioni di yoga, acrobazie in monopattino, confezione di borse in tessuto biodegradabile, allenamenti per le Olimpiadi, riciclo creativo di criceti. Non si improvvisa, tutto è previsto, pianificato e scandito da cartelloni diversamente colorati, anch’essi nel programma sotto la voce atelier parents-enfants.
Ho visto una ricetta scritta su un foglio più alto della bambina che lo teneva. Ho visto un programma familiare in cui le giornate sono divise in ore e ogni ora ha la sua attività giornaliera e settimanale. L’allenamento di calcio sul terrazzo è previsto dopo il passaggio dell’aspirapolvere in soggiorno e prima della lettura ad alta voce. Ogni membro della famiglia ha il suo planning che incrocia quello degli altri, sono previste anche attività in comune, come la preparazione del pranzo o stendere i panni. Gli utenti della chat si scambiano i moduli dei programmi e si congratulano per le idee e gli indirizzi dove cercare altre esperienze da inserire.
E sono solo cinque giorni che le scuole qui in Francia sono chiuse.
Non capisco. Forse se lo scompongo, il tempo mi diventa amico, forse se lo sminuzzo riesco ad addomesticarlo. Fa meno paura.
Solo che non sono capace. Non ho abbastanza disciplina per tener testa al tempo libero. Ci provo, ma se un’idea scappa via mi distraggo e la inseguo.
Chissà mai che ci trovo la vita, nel fuori programma.

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