Quarantuno. Immobili

Ci sono giorni fermi.
Nonostante.
Tutti fuori dal sonno, colazione, discussione su chi mangia l’ultimo biscotto, lavaggio tazze e denti. Areazione e pulizia locali. Vestizione, letti. Compiti e lavoro, pisolino per quadrupede. Pranzo, giretto in giardino per sgranchire neuroni e giunture, ripresa lavoro, compiti e pisolino canino. Merenda. Ultimo round con sedie e divano. Cena e liberi tutti.
L’ordine dei fattori può cambiare, il risultato no: si fanno un sacco di cose a casa.
Ci sono giorni però in cui il tempo è una caramella gommosa. Sembrava buona, ma la mastico senza sapore e senza sapere davvero che fare. Forse dovrei sputare.
Oggi è così. Dev’essere la luna piena appena andata o tutto questo sole sfacciato che non è ancora stagione.
Il figlio è il primo a sentire che c’è troppa luce, troppo colore, troppo rumore. Ha già fatto colazione quando scendiamo e ci saluta vestito e con il dentifricio in mano. Che prima l’ansia gli mette il turbo nelle operazioni di routine, poi lo blocca.
Infatti dopo i denti gironzola.
La figlia al contrario ingarbuglia i gesti standard e li sovraccarica. Legge mentre si spazzola i capelli, gioca con il minicane mentre si veste. L’ansia la scompone in una lentezza quasi ferma. Lei che è una scheggia di idee e parole al secondo.
Io e il marito fingiamo normalità, ma puzza di finto al primo sguardo. Meglio attivare il pilota automatico e fare fare fare come se fosse un giorno normale.
Solo che esco per la spesa con guanti e mascherina. E sugli scaffali non c’è più farina.
Facciamo tutti il pane in casa per la nuova dieta a zona?
Strani bisogni, prima era il papier toilette che mancava. Ora non si sa più dove metterlo.
Neanche mi avesse letto nel pensiero, vedo il minicane spiaggiato in un rettangolo di sole che gioca con un rotolo rubato chissà dove.
Il marito fa una telefonata e finisce prima oggi pomeriggio. La figlia ha piantato un’accelerazione in matematica e completa in anticipo gli esercizi della settimana. Il figlio si è sdraiato e sonnecchia, lui che non si concede mai una variante al ritmo. Io seguo l’onda anomala e mi tingo i capelli.
Il tempo non si ferma e neanche la ricrescita.

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