Quarantaquattro. Galline alla riscossa

Quando ero piccola la mattina di Pasqua trovavo un uovo di cioccolato che mi aspettava sul tavolo della cucina. Poi col tempo si è aggiunto qualche coniglio, se i miei andavano nella vicina Svizzera a fare benzina. Lì erano avanti, avevano anche le gallinelle con il foulard rosso a pois.
Venuti al nord abbiamo sentito di conigli che seminano uova in giro per i prati e di straordinarie cacce a tesori di cioccolato. Ma neanche quando è capitato di restare qui per Pasqua abbiamo mai partecipato alle tradizioni locali.
Boh, sarò razzista, ma ‘sta cosa del coniglio che depone le uova mi sembra un po’ contro natura. O forse è una scusa per non uscire all’alba a nasconderle tra le formiche.
Così i figli, viziati come me allora, le trovano stamattina appena svegli, senza faticare.
Ma forse ci perdiamo qualcosa.
Lo sospetto quando apro la finestra e sento le grida di eccitazione della piccola vicina che, in codini e pigiama rosa, salta da un cespuglio all’altro estraendo manciate di sfere colorate. I genitori e la sorella grande ridono, la riprendono con il telefono e mettono in un sacco di tela i suoi reperti. I figli osservano curiosi e penso che forse. L’anno prossimo. Potremmo.
Mamma, le galline!
Ecco, ci risiamo, il minicane ne ha combinata un’altra delle sue.
Ma no, non è possibile, la porta è chiusa, e lui non ha ancora imparato a volare. Anche se è pari a un battito d’ali l’intervallo di tempo che intercorre fra l’urlo della figlia e il suo abbaio.
Schizzi di confusione imbrattano la tranquillità di una pigra mattina di festa.
Il figlio è il primo a reagire, sale in camera e subito scende in giardino vestito e operativo.
La reazione della figlia non si fa attendere e mentre sto ancora focalizzando la scena, due sentinelle si sono messe di guardia al perimetro interessato.
Aggiorno il marito arrivato allarmato.
Approfittando dell’assenza di conigli e affini, vista la via libera da oggetti e occhi indiscreti, le due impavide esploratrici si sono avventurate in territorio nemico per un’impresa a dir poco eroica. Con un volo purtroppo non ripreso da videocamere, impegnate a filmare altri soggetti in movimento, le due intruse sono atterrate sulla terra vangata di fresco e becchettano i grani di recente semina. La vicina, avvisata da un mio messaggio solerte e preoccupato, risponde: ‘merci de prévenir de l’arrivée de l’ennemi’. Il suo ritardo sul campo potrebbe indicare un dispiegamento di forze non previsto.
Le due reclute non osano sconfinare senza permesso nella zona rossa, ma seguono in parallelo la traiettoria delle ladre di semi.
Il marito osserva la concitata caccia dei figli a sinistra e quella tranquilla dei vicini a destra.
Tra uova e galline decide di farsi un caffè.
Io prendo prove dei fatti. Mica che mi si accusi un giorno di eccessiva fantasia.
Le colpevoli sono tranquille, sembrano due comari all’ora del tè, si sono spostate vicino ai tulipani gialli e si mettono in posa. Sono pronta allo scatto.
Arrivano invece i proprietari di Corona e Calvà, scavalcano la rete e le riportano in pollaio.
Scende la pace sul nostro mattino.
Il minicane mi guarda, lui lo sapeva, ci aveva avvertito che erano spie.
Lo rassicuro. Son solo galline, non c’è complotto. Forse hanno visto che mancavamo di uova in giardino, pigra coniglia che non sono altro, e volevano rimediare.
Poi vedi com’è, sulla strada hanno trovato dei semi, si sono distratte et voilà.
Ma al prossimo volo, chissà.

ve(n)detta


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