Quarantasei. Su la maschera

In confinamento si va a pane.
Quando il marito incide la crosta croccante è un momento emozionante e i figli si incantano quei dieci secondi per cui vale la pena accendere il forno.
E siamo diventati tutti panificatori.
Il commercio di polvere bianca conosce la crisi dell’approvvigionamento. Pure il lievito scarseggia, ma gli esperti aggirano la penuria con quello madre.
Io l’ho fatto morire tre volte in tempi non malati e non ci provo più.
Per fortuna in casa si aggirano agenti lievitanti segreti maneggiati con maestria dal marito panettiere.
Siamo tranquilli.
Ma per quanto poetica e buona, la pagnotta fai da te richiede tempo ed elettrodomestici funzionanti a ciclo continuo. Così, per scongiurare scioperi elettrici o rotture di contatto, ogni tanto si esce a prendere pane già pronto.
Oggi è il pater familias che compila l’autocertificazione e mette i guanti. La mascherina d’ordinanza è appesa sull’attaccapanni vicino alla giacca. Ci sono mode che fanno in fretta ad imporsi. Almeno da noi.
Fuori è diverso. Il marito racconta che nella farmacia in piazza sono come mamma li ha fatti, la protezione è affidata a un pannello di plexiglass con fessura in basso, tipo banca. In panetteria invece c’è una barriera in cellophane effetto brezza marina ogni volta che si apre la porta. Niente guanti, niente mascherina.
Guardo l’arnica in gel e i tre sacchetti di pane sul tavolo e mi chiedo se siamo sicuri. Che il piccolo bastardo è un gran viaggiatore e scrocca passaggi ovunque.
A un mese dall’inizio del confinamento e ventisette giorni dalla sua presunta fine, urge strategia d’attacco per rinforzare le difese.
Le istituzioni in effetti si sono organizzate. Sul sito della città c’è un nuovo formulario, lo riempi e ricevi direttamente a casa tua un kit per confezionare maschere. Elastico, tessuto e tutorial.
Da settimane la vicina usa la sua macchina per cucire e ne sforna a manciate. Le associazioni di volontariato, che si sono attivate subito, le consegnano dove serve.
Un servizio che anche altrove, per esempio in Lombardia, è già operativo. I miei mi chiamano felici: il Comune ha distribuito due mascherine per nucleo familiare. È un bel gesto che li fa sentire un po’ più protetti, sicuramente meno soli.
Qui al nord invece un’altra tendenza è diventata ufficiale: dopo il fornaio, il sarto. La nuova attività virale.
Speriamo solo che a maschera finita non aspettino carnevale per indossarla.

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(fotografia di Damiano Bianchi)

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