Cinquantatré. Recupero crediti

C’è ancora vento stamattina.
Ha già fatto nevicare tutti i petali del ciliegio e non rende simpatico uscire nonostante il sole.
Rimando la spesa a entro oggi. Non subito, non ne ho il coraggio.
Il marito è in riunione plenaria nel bunker, ha bevuto in fretta un caffè e speriamo non ne esca con il solito mal di testa.
La figlia scavalca agile la torre di libri che cresce da giorni davanti al divano e si accoccola con un’altra vittima tra le mani. Aspetta istruzioni per compiti o affini, ma intanto si occupa.
Il figlio osserva una gazza posata sul prato e chiede di chiamare i nonni. A Casa è un giorno malinconico di pioggia, lo sentiamo dalle voci. Le nostre si alzano di una nota per creare un’onda sonora di tendenza contraria, ma è un attimo stonare in falsetto. Bisogna fare attenzione.
Certi giorni sono lunghi da accettare, anche se vanno veloci.
Mangio a metà, prendo tutta l’attrezzatura e salgo in macchina.
Il caldo è estivo, la luce esagerata. Potrei tirar dritto, imboccar l’autostrada e andare al mare, mi basterebbe un’ora. Invece giro a sinistra sulla via del semaforo e osservo il marciapiede pieno di auto parcheggiate.
Nessuno in giro.
Una cartaccia volteggia in aria, forse si sogna ballerina, forse ha appena visto un western e fa la rotolacampo su un brano di Morricone o dei Kiss. Che quando trovi la musica giusta puoi aiutare a scandire questo tempo malato e magari guarirlo un po’.
I poeti lo fanno.
Io no. Io faccio la spesa. In quell’ora che mi poteva portare al mare.
A dispensa stipata, ringrazio la squadra operativa e smisto le consegne pomeridiane. Chi fa inglese, chi matematica. Io e il minicane ci dedichiamo alla siesta. Che senza, sera non tiro.
Dormo due ore con il sottofondo della famiglia che si organizza e fa merenda. Ho diritto a un gelato al gusto di coccole.
Il recupero è immediato. Le forze ritornano e quel vento noioso è messo al tappeto.
Soffia, soffia pure, non ci spaventi, noi stiamo dentro fino al domani.
Stasera intanto non si può uscire, c’è una proiezione speciale in camera. La figlia ha recuperato un piccolissimo proiettore a pile in cui fa girare le immagini su bobina. Lei e il fratello fanno un cinema a mano, proiettano sul soffitto e si alternano nella voce fuori campo che mette in scena alberi e soli illustrati.
Basta così? Andiamo a letto?
Eh, no. Manca il finale.
Ci pensa il minicane, che ha scovato nel baule dei pupazzi un cuore Ikea con le braccia spalancate. Lo addenta al centro e ci trotterella incontro con il suo rumore allegro di zampe da insetto.
Per oggi può andare: è un pareggio nei conti tra cuori e canzoni.

Rango






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