Sessantadue. Chiusura lampo

Stiamo cadendo a pezzi.
Il processo di degradazione è ormai inesorabile. Non solo dal punto di vista fisico, che per fortuna ci sono le scale, altrimenti ci ridurremmo come l’umanità confinata di Wall-E.
Ma sta diventando preoccupante lo stato di abbrutimento della casa.
La prima a lasciarci è stata la maniglia della porta, che ci ha costretto a complicare il semplice concetto di entrata e uscita. Qualche giorno dopo, con grande discrezione e un sonoro tonfo, si è staccata una veneziana di legno in bagno, già precedentemente attaccata con il biadesivo per gli specchi. Mancando il mastice o affini sostanze appiccicose, ho evitato che la nostra vita fosse messa in piazza con una tenda oscurante artigianale, anticamente striscia di tessuto messicano atta a decorare il tavolo.
La nuova posizione verticale non dispiace e i colori sgargianti danno un tocco di eccentricità a un locale fin troppo sobrio per il nostro stile.
Ma stamattina incappo in un incidente che può compromettere seriamente il nostro stato di salute.
Sono in cucina con il figlio che si sta preparando per la lezione online di francese. Metto la moka sul fuoco e verifico che la figlia abbia il necessario per finire i compiti di storia. Ho in mano un tovagliolo pieno di briciole e lo scuoto fuori per gli uccellini. È un gesto che ho ereditato dalla nonna paterna campionessa olimpica di tovaglie sbattute. Glielo vedevo fare quando ero piccola e lo ripeto, in memoria sua e della vita in campagna, ogni volta che mangiamo. Quindi molto spesso.
L’abitudine compromette l’attenzione e genera il disastro.
Mentre faccio rientrare mano e tessuto un colpo di vento spalanca i vetri. Chiudo al volo, riapro a vasistas. Peccato che il battente non si fosse ancora accoppiato al serramento. Il risultato è una finestra aperta e mezza attaccata su una sola cerniera. Tento di rimediare, ma il meccanismo perfetto e a prova di errore si è inceppato.
Come ho fatto davvero non so. Va chiusa in fretta però.
C’è bufera di fuori, il vento scuote gli alberi e frusta i fiori.
Il marito è in riunione di sopra e ci sono i coccodrilli di guardia al fossato finché non finisce. Devo intervenire veloce prima che il figlio venga spazzato via dalla corrente. La figlia mi guarda, io guardo il minicane tutto spettinato.
Poi corro in soggiorno, apro un cassetto. Lo trovo. Lo prendo.
È perfetto.
Taglio con i denti due pezzi lunghi trenta centimetri e sigillo il basso della finestra, poi con altri due inchiodo gli spifferi alti.
Obiettivo raggiunto. L’aria rimane fuori.
E tutto sommato il color argento del gaffa si intona con i pensili in cucina e richiama lo stesso nastro adesivo usato per isolare una presa in attesa.
L’emergenza è sistemata, per l’infisso devo aspettare che MacGyver scenda a mangiare.
Se non si accorge però glielo dirò dopo pranzo, a stomaco pieno si litiga meglio.
O forse potrei rimandare a stasera o anche a domani.
Ma la tovaglia che faccio?
La sbatto per terra?

was ist das?

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