Sessantaquattro. Test attitudinale

Il sabato come il mercoledì.
I nomi della settimana sono ormai intercambiabili, scanditi solo dalla spazzatura da mettere fuori.
Anzi no, la due giorni di pseudo riposo di solito è accompagnata da eventi atti a verificare il grado di organizzazione preventiva e il livello di pazienza.
Ecco il test: 1. il minicane che vomita. 2. il figlio con il mal di pancia. 3. non c’è più acqua calda.
Commenti possibili: A. quanta Nutella hai mangiato? B. ma la caldaia non era nuova? C. dove lo trovo ora un veterinario?
C’è anche il commento D. che si può utilizzare in ogni situazione, ma che non si può scrivere. Per buona educazione.
Ci vuole lungimiranza, insomma. Prendere appuntamenti prima, caso mai. O spaccare di proposito la caldaia il lunedì mattina, per la teoria dei giorni lavorativi.
Perché a noi succede oggi, sabato, alle due. Chiamo l’idraulico. Mi risponde la segreteria.
Siamo assenti, lasciate un messaggio con problema e coordinate e vi richiameremo.
Ma dov’è, che siamo tutti a casa. Sul balcone? In bagno?
Perché parla al plurale poi, che lavora da solo?
E soprattutto QUANDO ci richiama? Alla fine del mondo o solo del fine settimana?
Sono un’insensibile egoista.
Magari, poveretto, si è ammalato, o ha un familiare da curare. Magari sta cucendo mascherine.
Non è mica colpa sua se la caldaia doveva passare il controllo tecnico e l’hanno rimandato per colpa del virus. Ecco spiegato. L’avevano installata un po’ così, mancava la messa a punto, che era il test per il passaggio a socio dell’apprendista. Voilà anche l’uso del plurale.
Maddai, che sarà mai?
La casa è entrata nella stagione calda, non servono più i caloriferi. Alla peggio accendiamo il forno e facciamo il pane. Ah no, meglio una torta, che il lievito di birra è finito.
Maddai, che sarà mai?
Inutile perdersi in un bicchiere d’acqua calda.
Per i piatti c’è la lavastoviglie, i capelli sono abbastanza puliti e possiamo lavarci veloci e a pezzi.
Il figlio parte eroico, torna profumato e con le stalattiti attaccate al pigiama.
Io e la figlia facciamo alla vecchia maniera. Armate di bollitore rovente, brocca e catino, facciamo un salto in doccia e nel passato.
Approfitto del momento di intimità culturale e racconto alla neofita di quando restammo senz’acqua in Grecia.
Normale al sud. Può capitare, in siccità.
Solo che fu d’inverno, per colpa del ghiaccio e anche un po’ nostra.
Fuori nevica – succede persino ad Atene – e la padrona di casa ci raccomanda di lasciare aperto il rubinetto prima di andare a dormire. Giusto un filo d’acqua per evitare che congeli.
Ma noi siamo gente del nord d’Italia, non esiste far correre l’acqua tutta la notte. Sai che spreco.
Infatti risparmiamo accadueo per i tre giorni successivi e scopriamo che le tubature greche sono tutte esterne e si ghiacciano se la temperatura scende sotto lo zero.
Per lavarci trasformiamo in acqua calda la neve sul terrazzo e aspettiamo il sole. Che sarà mai?
Solo che quindici anni fa eravamo in due e con un margine più ampio di rischio e improvvisazione.
Oggi è un po’ diverso.
O forse no.
Io e la figlia ci divertiamo a schizzarci con la spugna.
Il lavaggio sommario non è un problema.
Ne sa qualcosa il minicane che sorride allo scampato pericolo. La sua doccia mensile è rimandata.
Anche il marito sorride, unico a conoscere il futuro del suo status.
Le istruzioni per il lavaggio sono su. Vedi solo di non mischiare bianchi con colorati. Poi fai tu.
Come anni fa per l’acqua calda aspettiamo.
Tanto di tempo ne abbiamo.

in fondo al tunnel



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