Sessantanove. Allenamento vocale

Forse ricomincio a correre.
Su strada. Che su e giù dalle scale non l’ho smesso mai, ma non conta.
Infilare le scarpe e via. In leggerezza. La corsa mi piace per la semplicità del gesto e quel niente alla partenza che è tutto lì.
Andare.
Lunedì inizia la fase due anche in Francia. Noi del nord siamo zona rossa, rimandati a giugno in alcune materie, tipo la riapertura della scuola del figlio.
Qualcosa cambia, però.
Non serve più il permesso di uscita firmato, riaprono piano piano i parchi, forse anche il canale dove passeggiare e muoversi un po’.
Forse allora correrò.
Ma mancano ancora tre giorni ed è un week-end lungo, questo.
L’8 maggio è festa nazionale, fine della seconda guerra mondiale, e si celebra il giorno della vittoria stando a casa. Per dire.
L’abitudine è una commemorazione con la banda, i fiori, i discorsi.
Quest’anno al posto delle autorità l’intervento è della creatività e ci hanno chiesto di esporre il tricolore. Peccato che non abbiano pensato prima di distribuire tessuto e tutorial come per le mascherine.
Perché dubito che la nostra via si vestirà per l’occasione. Potrei colorare il minicane con i pennarelli, ma fa tanto ultrà e sprecherei il recente bagno mensile.
Mi vedo affacciata a sbirciare bandiere e a cogliere l’inno diffuso nell’aria.
Chissà se passa la macchina con l’altoparlante.
Chissà se è mai passata una macchina con l’altoparlante, da queste parti.
Sono bambina e al mio paese, se non vai a messa, basta aprire le finestre per sapere che è arrivato il circo, dove parte la processione del patrono o il menù della festa Tanabata. Sono notizie a domicilio ante internet, con la bellezza dell’improvvisazione, dei saluti in diretta agli amici quando si arriva sotto le loro finestre, di canzoni gracchianti sparate senza ritegno fra un comunicato e l’altro, per riposare la voce. Che se l’annuncio non è registrato, ci vogliono grandi capacità polmonari e resistenza alla fatica vocale.
Per il training si va a bottega dagli ambulanti, veri professionisti di tiro alla laringe.
Ooombrellaaaaaiooo. Aaarrotinoooo. Spaaaaazacaminooo.
Ogni attività ha le sue vocali e la gola d’acciaio fa parte del mestiere.
Come i cantanti lirici o gli attori.
Quando mi sono lesionata la corda vocale sinistra a furia di usare la voce senza criterio, ho incontrato un angelo logopedista e iniziato un lungo percorso di riabilitazione.
L’edema mi dava dolore, afonie improvvise e disagio continuo. Io che non sto mai zitta non avevo più voglia di parlare.
Ci ho messo due anni abbondanti per imparare che è tutta una questione di respiro e di muscoli di cui avere rispetto.
Serve un allenamento continuo che colleghi un po’ tutto: il corpo alla voce, la voce al corpo.
Una manciata di parole, un paio di scarpe e via, in leggerezza.
Lo farò lunedì, se ricomincio a cantare.

prima le scarpe





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