Settantotto. De bello gallico

Quella storia di Bruto proprio non gli va giù.
Il figlio è un pacifista accanito e, ping pong a parte, tende al lieto fine a prescindere.
Sentire che qualcuno si sia messo d’accordo per togliere di mezzo un capo di stato che era pure un padre, beh, lo manda ai matti. Inconcepibile.
Forse dovrei rivedere le letture serali e insistere con Harry Potter.
Intanto lo studio comunitario della storia crea paragoni interessanti.
Con buona pace di Asterix, il paese che ci ospita è una costola della civiltà romana e frutto di incroci di gente arrivata nel tempo da ogni dove.
Come l’amico che stamattina viene a discutere della ripresa dei lavori. Abbiamo un cantiere aperto da gennaio, un permesso che giace in attesa e voglia di avere di nuovo un terrazzo al posto del vuoto.
Ricomiciamo, che dite?
Le mascherine che indossiamo rendono la conversazione surreale, il caffè non lo beve perché il Ramadan finisce settimana prossima, i due chili di datteri che ci ha portato sono un attentato alla linea.
Ricominciamo.
Ma non sarà più come prima. Il muro esterno va fatto obliquo per seguire il terreno e rispettare i due metri di confine dalla vicina. A lei non importa, alla legge sì. Poco male se avremo la torre di Pisa sdraiata in giardino. Una stanza a rombo ci mancava. Chissà se l’Ikea fa mobili storti.
In garage è previsto un piccolo bagno. Ho provato a insistere, ma sembra che il bidet proprio non ci possa entrare. L’hanno inventato i Francesi, ma qui non si usa. Cattiva fama? Questioni di spazio? Snobismo d’oltralpe? Perché siamo noi, quelli strani.
La figlia ascolta a distanza e infila perline. Chiarirà i suoi dubbi a tavola con il solito bombardamento di domande. Per ora è in tregua e ne approfittiamo per finire il programma di ripresa.
I cantieri stanno riaprendo a poco a poco, il nostro è un ingaggio leggero, dovrebbero riuscire a incastrarci in qualche fine settimana. Noi siamo pronti.
La pazienza si è ben addestrata in questi mesi ed è disponibile ad un immediato impiego sul campo.
Il sorriso è un’arma letale imparata da partigiani coraggiosi: fa strage di problemi e se non può risolverli, almeno li rende amici.
Il responsabile delle truppe poi è di famiglia. Quella del cuore, che non è mai troppo grande.
Lo salutiamo dalla finestra agitando la mano come fanno i bambini. Il contagio ci ha riportato alle origini del contatto. Per cautela, ma soprattutto per rispetto della paura altrui.
Il figlio scende tardi per salutare, era in Skype con gli amici del sabato. Un piccolo mondo che si è conquistato e che lo rende allegro, quasi euforico.
Si informa sul pranzo, accenna ancora a Bruto, non molla mai, lui, finché non ha assorbito.
Il marito chiede mezz’ora, esce, rientra, prende il trapano, martella, fora, avvita, chiude la porta, apre la porta.
Tadaaa.
Non sarà la fine della guerra, tra pandemia e famiglia, ma oggi una vittoria è certa in suolo francese: la conquista della maniglia.
Che sia l’inizio di un’altra rivoluzione?

la permission

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