Settantanove. CCC

Le giornate sono tutte simili.
Se non ci mette la coda il minicane fuggiasco a scompigliar le ore, viviamo ormai al ritmo delle tre c: cibo, compiti, cielo.
Il cibo è la scadenza che unisce, diluisce e separa.
Chessimangia lo pronuncia il figlio prima ancora di aprire gli occhi, è il suo mantra.
La figlia si perde in bocconi perfetti e trasforma pomodori ciliegini in opere d’arte.
Il minicane accarezza su due zampe il polpaccio più vicino al profumo che vorrebbe masticare. Quando gli va bene ci riprova.
Il marito si presta ogni tanto a rilevar l’incombenza, che la creatività della melanzana comincia a mancarmi. Confesso che vorrei passare ogni tanto, ma sa di sacrilegio non mangiare. Un peccato mortale non espiabile.
E così, giorno dopo giorno si apparecchia, si sparecchia, si mettono posate, si tolgono i piatti.
Un girone dantesco.
I compiti si declinano in scuola e lavoro e mestieri assortiti.
Finché restano separati ce la si fa. Metti il pilota e si decolla tranquilli.
È quando si intrecciano i campi che son c.
Al marito capita di rispondere al capo mentre è in corso la rivolta del calzino.
La figlia pretende di far tabelline continuando a danzare.
Il figlio è uno specialista del cosa c’è dopo, in un pasticcio di importanza che poi niente conta più. Solo finire.
Io non vorrei ma percorro le scale con almeno due dimenticanze di sotto o di sopra che torno indietro e poi devo ancora tornare. L’ordine sparso delle stanze rincorre il disordine mentale, ormai irreversibile.
Il minicane, lui, dorme.
La terza c, il cielo, riempie gli ultimi spazi vuoti. Da lui dipendiamo in umore e svago.
Se è libero, siamo liberi anche noi di andare o di stare a riprendere fiato con il sole sul tavolo.
Se le nuvole stanno appese ci pesano dentro.
Anche le conversazioni al telefono con Casa lontana risentono del meteo. Un pomeriggio di pioggia causa più sciagure di una maniglia rotta.
Cielo, compiti, cibo, compiti, cibo, cielo, cibo, compiti, cielo.
CCC. Che Caspita Cambia? Oltre al piano sequenza?
C’è un film in cui un tizio rivive all’infinito lo stesso giorno.
Si sveglia ogni mattina alle sei in punto con lo stesso brano musicale di Sonny&Cher e ricomincia da capo. Il giorno della marmotta. Sempre lo stesso, sempre tutto uguale.
Vorresti sparare al regista.
Finché. Non si capisce neanche quando il tempo si incrina, quando passa la goccia che rompe la diga.
Così è la vita quando la lasci entrare.
Non c’è c che tenga.
Ti tocca cambiare.

saliscendi

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