Ottantaquattro. Turbo

La velocità è un imbroglio.
Già sul tempo ci frega. Passiamo due mesi in casa e all’inizio sembra una vita, poi ci si abitua, i giorni accelerano ed è quasi estate.
In famiglia le marce si alternano. Quando penso ai programmi ho una smania vorticosa che travolge persone e cose e urta i nervi persino a me.
Il marito saggio si eclissa, la figlia protesta, il figlio mi intercetta tutte le traiettorie e frena.
Diventa un gioco al primo incidente, neanche troppo diplomatico. L’ambiente si scalda, il volume aumenta, la resa rallenta.
Se invece lascio andare, magari metto in moto, ma resto in folle, per inerzia buona le attività hanno un ritmo sano e spesso finiscono prima.
Il giorno di pausa con bici ha avuto un effetto rincorsa.
Oggi la sveglia non serve, scendo e la colazione è pronta.
Il figlio sta vuotando la lavastoviglie e canticchia.
La figlia si fa chiamare solo una volta, il marito arriva vestito.
Il minicane resta sdraiato.
La mattina ha solo due ore, ma rende come due giorni. Liberi da lezioni virtuali, in quelle reali facciamo sci d’acqua. Testi di musica, un articolo di geografia, la scheda di educazione fisica che languiva da settimane, il questionario su Leonardo Da Vinci: il figlio sembra dopato. Nessuna impennata, neanche un lamento. Tira dritto fino all’ora di pranzo, si mette ai fornelli e prepara gli gnocchi.
La figlia si è organizzata da sola, ha montato un piccolo bar sul divano. Ha un cliente in pelo vero, gli altri di peluche, serve biscotti e succhi colorati, intanto ripassa le tabelline ad alta voce e si diverte.
Se sto ancora dormendo voglio andare in letargo per altri dieci anni.
Fuori piove, prendo l’ombrello e vado a fare lezione. Anche il mio allievo fa progressi veloci. Se aprono le frontiere riuscirà a cavarsela davvero bene nella sua vacanza italiana. È il suo riscatto per una pensione arrivata in un lampo e iniziata con una pandemia.
‘Facciamo anche inglese, mamma?’
Sono le sei, figlio. Possiamo anche rimandare.
Niente da fare. Un video ci aspetta.
Il prof ha chiesto di mettere in scena una o più citazioni di film di animazione in lingua originale che fornisce in allegato. Sono un centinaio. Sto sudando.
Nonostante il turbo di oggi, se il figlio vuol essere sicuro di scegliere bene non finiremo mai. Così entro decisa con tre oggetti che non può rifiutare.
Si studia in fretta la dizione dei tre testi e diventa la Dory di Nemo, la fata turchina di Pinocchio e il capitano di Wall-e.
Lui che si cerca sempre, trova tre identità in meno di un’ora.
Nell’ultima indossa una camicia di cotone indiano, ha i capelli rasati che svelano segreti e tra le mani stringe il cuscino mondo.
‘I don’t want to survive. I want to live’.
Punto.

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