100. Passaggio ponte

Sono cento giorni che scrivo.
Di questo periodo strano che ci ha trasformati in funamboli dell’oggi, precari giocolieri in bilico sulla fune tirata dritta nel nostro tempo.
Dicono che stiamo tornando alla normalità.
Ma noi la normalità non ce la possiamo permettere.
E forse in queste piccole storie notturne ho trovato una dimensione che pacifica tutte le altre. Che porta equilibrio e un po’ di leggerezza. Che fa da ponte fra il dovere e l’essere.
Un punto di passaggio. Come il film che anni fa ho avuto l’onore di interpretare.
Per una serie di coincidenze fra scioperi e partenze, devo riportare in Italia l’auto piena di trasloco rimasta in Grecia. Il viaggio di andata si fa in aereo, il ritorno via mare. In realtà non so davvero quale sia l’andata e quale il ritorno.
Dov’è Casa.
Chiacchierando con te decidiamo che può essere una bella storia da raccontare e che è una storia di tanti, la mia.
Sei un regista visionario ed esigente, ma mi accontenti e giriamo una scena al Centro Atletico Olimpico di Atene. Percorro il corridoio di Calatrava in roller e con una GoPro in testa mentre il sole tramonta.
Guido attraverso le strade di Atene come l’indigena che sono diventata e tu hai agganciato la videocamera sul vetro dove nessuno mai per riprendere.
Rubi la città, ma non è abbastanza. Rischiamo la rissa un paio di volte, poi la soluzione arriva semplice con un fritto misto infinito e due birre gelate.
Per il video onirico nel canale di Corinto saliamo su un ponte vietato al passaggio e mentre siamo lì sospesi scopro che soffri di vertigini.
Spunta un divano verde per la scena con la fisarmonica, in un anfiteatro di sabbia che neanche a volerlo costruire è così perfetto. Sto in mezzo a tanta vecchia vita di cose abbandonate e non mi ammalo.
Neanche un raffreddore. Eppure passiamo la notte in pieno vento sul ponte della nave e a dormire per terra. Tiro su il cappuccio della felpa rossa, cammino come mi dici tu, ci divertiamo come ragazzini.
C’è il viaggio, c’è il mare, c’è il gioco e ci sono io a Venezia. L’arrivo.
Non c’ero stata mai.
È mattina presto, camminiamo per le calli in cerca di angoli nuovi.
Ma tutto è un incanto.
Il racconto lo confezioni tu in chissà quante ore di montaggio. È il tuo lavoro, lo fai da dio.
Quando vedo il film proiettato al cinema mi fermo e respiro.
È così che funzionano le belle storie.
Ti cambiano la vita.

video di Roberto Mucchiut

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