100 e sei. Usi domestici

Il sabato è giorno di lavori.
Dal lato giardino i muratori stanno salendo, un mattone dopo l’altro saranno a tetto entro sera. Procedono svelti, tra sole e caffè di rinforzo.
Il marito scorta il capocantiere a prendere i ferri, credo che tornerà sudato e con l’auto caricata alla film di Kusturica.
Io sbircio dalle finestre mentre tento il rassetto delle camere, ma è subito un percorso a ostacoli.
La figlia ha deciso di darsi lo smalto alle unghie coinvolgendo due bambole e una scrivania. Non nego che il fucsia sia un bel colore, solo che con l’acetone che non puzza faccio fatica a toglierlo dal legno. Sulla plastica ça va, anche se la bambola più piccola ha un cedimento strutturale alla palpebra interessata.
No, figlia, non si sta sciogliendo, è solo che con l’età si perde in tonicità. Succede a tutte, prima o poi. Adesso, per favore, dovrei passare l’aspirapolvere.
Lei sa e agisce. Con una mano dipinta e l’altra no afferra il minicane che si è già messo in posizione d’attacco. Tra lui e l’elettrodomestico è la guerra. Ogni volta si studiano, si annusano, poi uno dei due fa la prima mossa e, tra il rumore elettrico e l’acuto abbaiare, spesso cedo io e li lascio nella polvere. Chiamatemi quando avete finito.
Con la figlia in placcaggio è tutto un altro andare, le aspirazioni raggiungono alti livelli e concludo in fretta il piano notte.
Scendo lanciata con l’arma ancora in spalla, ma devo capitolare. Il figlio ha fame e abbiamo proposto un pranzo tutti insieme.
La squadra al lavoro è di soli due elementi, lo smilzo e babbonatale, anche l’amico si ferma e ha portato il dessert.
Mamma, pesa dieci chili! Mi informa il figlio raggiante.
E come lo sai?
Sono salito sulla bilancia con l’anguria e ho tolto il mio peso.
E vedi che la matematica serve? A proposito: quanta pasta faccio?
D’accordo, non prendo la calcolatrice per fare le proporzioni, metto tutto il pacchetto da un chilo.
Nel catino di zinco mescolo zucchine saltate con pancetta, pomodori e mozzarella, mais, tonno e olive.
Con i colori ci siamo, manca forse un po’ di bianco.
Ma sì, preparo anche lo tzatziki con la ricetta di Eleni.
Se poi hanno ancora fame si ammazzeranno di pane.
Niente birra, vanno a vino rosso.
Mi aiutate che apparecchiamo?
Inizia la processione del sabato. Con due vassoi e sei braccia si fa in fretta.
Quando il figlio avanza solenne stretto all’anguria vorrei scattare una foto, ma i commensali hanno già lavato le mani e si stanno sedendo.
Il marito parla di fare un tavolo con i pallet, che adesso ne abbiamo tanti e per la testata del letto forse ne basta uno.
Mmmm, peccato. Mi sono affezionata a questa vecchia porta su cui mangiamo da mesi. Ha cambiato vita per noi, un po’ di riconoscenza gliela dobbiamo.
Hai già in mente dove mettere la griglia? Come la fai?
L’amico interviene, i signori dei lavori ascoltano masticando, sorseggiano il rosso, raccontano aneddoti di casa e cantiere.
Finché sul far del caffè, babbonatale estrae il cellulare, lo scorre, si ferma e gli appare un sorriso prima di girare lo schermo verso di noi.
Mi aspetto di vedere una moglie o un figlio, invece ci mostra orgoglioso il tamburo bruciato di una vecchia lavatrice.
Vedo le sinapsi del marito che fanno scintille.
È perfetta, ha già i buchi, gira e distribuisce perfettamente il calore.
Mi sono persa qualcosa?
La griglia.
Si è fatto una griglia con un pezzo di lavatrice, capisci? Un genio.
Ignari delle conseguenze che avrà questa idea sul nostro quotidiano, babbonatale da Vinci e lo smilzo riprendono mattoni e cemento. A sera i muri della stanza sono finiti.
Sabato prossimo pranziamo di nuovo insieme. Ma stai tranquilla, devi solo pensare al dessert.
E chi si occupa del resto?
Tutto deciso, prendiamo la carne e facciamo…
Eh no, fai quello che vuoi, ma la lavatrice non si tocca!

il pensatore



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