100 e otto. Colpo di scena

Forse dovremmo guardare la tv.
Quella vera, con la pubblicità e tutto. Io e il marito facciamo gli splendidi e ci addormentiamo davanti alle serie che a un certo punto si stancano di girare da sole e si fermano tipo roulette. Noi saltiamo un sacco di numeri, tanto non si vince comunque.
Oggi i televisori hanno anche l’impostazione ‘dormi tu, dormo anch’io’, ma nel frattempo, se sei su un canale tv di quelli veri, dopo il film passano le trasmissioni dibattito e le televendite in fondo alla notte. Uno schermo pieno di anelli è la perfetta location per principesse in saldo e sogni connessi.
Cose così.
Invece domenica sera per colpa del nostro snobismo netflixiano ci siamo persi le novità nazionali.
Dal 22 giugno tutti a scuola. In normale routine.
Macron dixit.
Aspetta, prima mi faccio il caffè. Che la notizia, giuntami all’alba da una mammacaterpillarrappresentantediclassesempresulpezzo è di sicuro attendibile. E devo annunciarla in famiglia. Caffè doppio allungato acqua calda con tanto miele. Barbare usanze da mattina d’emergenza.
Intanto che aspetto il risveglio dei neuroni zen, mostro al marito il messaggio con l’indice appoggiato al naso ad intimare il temporaneo segreto.
Il figlio legge un fumetto in attesa del primo banchetto della giornata, la figlia sta scendendo le scale con fare sereno.
Il momento è solenne. E delicato.
No, vai pure al lavoro, che oggi ti tocca uscire nel mondo, ci penso io al dispaccio. Lo glisso sotto a un biscotto ben farcito al cioccolato.
La reazione è inaspettata.
Il collégien mastica e sorride.
Forse non hai capito. Da lunedì prossimo si riprende. A tempo pieno, orario normale.
Ho capito, mamma. Sono contento. Vuol dire che il virus sta passando davvero e che possiamo tornare in Italia.
Logico. Lampante. Si fida.
E qui capisco che i figli ci sono maestri di vita molto più di quanto non lo siamo per loro.
Ma sono anche imprevedibili muri di gomma.
La notizia della ripresa totale rimbalza infatti contro la figlia che ingoia il boccone, mi guarda tutt’occhi. E inizia ad esporre il suo punto di vista.
Lucido. Urlante. Si sfoga.
Inutile tentare di calmarla con motivazioni adulte e ragionevoli. Che l’annuncio ha preso in pieno tutti come una strana valanga sulla soglia dell’estate.
In Italia a metà giugno, virus o meno, sei già con la testa nei campi estivi, nelle ferie future, anche se si faranno il prossimo anno.
La scuola è finita. C’è lo strascico degli esami, ma ormai i banchi sono vuoti, consumati gli arrivederci.
Le scuole francesi chiudono a inizio luglio, d’accordo.
Però. Il rientro obbligatorio per tutti per due settimane. Pare un po’ fuori tappa.
Quantomeno prevenire, suggerire, una piccola fuga di notizie, un pettegolezzo, via.
Invece la direttrice scrive sulla pagina della scuola la sua doccia gelata. Nessuno è stato avvisato, il presidente è entrato in scena e ta daaa.
Pazienza per noi, un’organizzazione ce la si fa e anche una ragione.
Rivedrò i miei compagni, mamma!
La figlia è come un vulcano che erutta, ma poi di buon grado si adatta.
È là fuori che hanno solo una settimana per rifare il protocollo, inventarsi un nuovo départ.
Distanze? Mascherina?
Figlio, lasciamole a loro le decisioni importanti. Continua a fidarti, io non posso sapere se potrai toglierla in classe. Pensa a studiare, che male non fa.
Lo so che sarete tutti promossi, che niente fa più media e che al liceo dei grandi hanno abolito gli esami.
La scuola però non è una prestazione occasionale, un terreno di scambio merce, solo numeri e giudizi.
La scuola è un grande prato su cui imparare a correre, a scoprire le rose.
Pungono, stai attento.
Ma.

classroom

Spin-off
Certo che i Francesi sono proprio dei guastafeste. Ma ti pare che a metà giugno, quando hai già infilato le infradito, ti debbano costringere a tornare a scuola? Te lo ricordi ai nostri tempi? Già al 20 di maggio la scuola era finita, mancava giusto quell’interrogazione che voleva fare la prof ‘per definire il voto’. E tu sapevi benissimo (e anche lei) che lo faceva solo per rovinarti le ultime settimane di scuola, dato che le precedenti te le eri stragodute. Cosa vuol dire definire il voto? Se è 7,5 scrivi 7,5, siamo una ragioneria, se non valgono qui i decimali dove li vuoi far valere? Al classico? Per non parlare della prof che doveva interrogare perché aveva pochi voti…ma non avendo più tempo faceva qualche domanda qua e là. Metodo altamente educativo! Infatti nessuno studiava sapendo che, mentre tu inventavi una risposta, lei contava i voti sulla riga sotto il tuo nome. La mattina si partiva con la felpina perché c’era ancora la rugiada e alle due quando scendevi dal pullman eri sudata come un raccoglitore di pomodori. Superavamo tutto questo sapendo che ormai era finita, che mancavano poche pagine del diario e poi tre meritatissimi mesi di riposo. Invece l’Azzolina dei Francesi cosa mi combina? Sposta il traguardo. Come diceva mio padre ‘il giro di Francia è sempre più duro del giro d’Italia!!’



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