100 e tredici. Da grande

Si perde pure la griglia di babbonatale. Senza rimpianti. Non chiede quante salsicce ci sono e non scende in giardino a vedere come funziona.
Oggi a pranzo il figlio ha da fare.
Oggi si trova con il suo gruppo del sabato. Da solo.
È l’ultimo incontro della stagione e, invece di chiacchierare al centro o su Skype pandemia forzati, hanno deciso di uscire.
Sai, mamma, ho proposto io di andare al ristorante.
È allegro mentre scrive la lezione di storia per lunedì e gestisce il tempo come poche volte gli ho visto fare.
Posso venire in posta con te?
La sorella si aggrega. Il minicane tira peggio di un husky in slitta.
C’è attesa, eccitazione, ma non tensione. I dubbi sono passati in settimana.
Non ho voglia. Non sono mica obbligato. Non ci vado.
Ansie da prima volta.
Perché davvero non gli è ancora capitato. Di uscire senza famiglia.
Qui non ci sono le pizzate di fine anno e i compleanni hanno festeggiamenti strutturati. Per i ragazzi le occasioni di incontro sono quasi sempre ufficiali e organizzate. E per chi non ha grandi slanci sociali l’avventura è andare dal panettiere a comprar la baguette.
Ma oggi la svolta. L’appuntamento è alle dodici e mezza. Puntuali si nasce e arriva sul posto senza correre perché lo accompagno in macchina.
Il ristorante non è a portata di gambe o di bici, ma lo hanno scelto perché poi si fanno un giro nel parco di fianco.
Ci vediamo alle tre.
Sorriso di congedo. Sottotitolo: mamma, tu vai che io me la cavo.
Tu. Io devo gestire tre ore da madre di adolescente.
Che non l’avevo previsto in effetti. Fino a ieri stavamo ancora nel periodo tarda infanzia, al limite un inizio di conflitto generazionale su chi apparecchia. Ma qui si accelera di brutto.
E ci si mette pure il marito, rimasto tra cemento e costolette, che invia messaggi a raffica per sapere come va.
È andato, di fame non muore. Il laghetto del parco profondo non è. In zona ci sono la scuola di circo e l’Ikea. Alla peggio lo troviamo a giocolare con tre brugole.
Ho mangiato la pasta alla carbonara, mamma, con l’uovo (da queste parti non è scontato)! La coca non c’era, ho bevuto la pepsi e i soldi sono bastati anche per il dolce. Una specie di pizza con la nutella. Ho preso la variante con le banane. Così c’era anche un po’ di frutta.
Figlio salutista. Ma guardati. Sei raggiante e tutto sudato. Uno dei tuoi soci ha un ginocchio dipinto con sangue e terra. Grumo da sbucciatura fresca.
Le mascherine in tasca o sotto al mento sbilenche, potreste sembrare un gruppo di contagiosi ribelli. Ma fa caldo, siamo all’aperto. Avete il diritto di respirare.
Adesso andiamo, però. Voglio tornare a casa.
Arrivederci a settembre!
Magari anche no.
Va bene, figlio, non pensiamoci ora. C’è tutta l’estate davanti, chissà che succede.

Facciamo un giro in bici, papà?
Lo saluti carico di energia. Solare.
Il pranzo di oggi ti fa un bell’effetto, speriamo che duri e ne rimangano tracce.
Intanto, tranquillo, la griglia era abbondante e per cena un paio di salsicce di babbonatale sono avanzate.

maschera d’altri tempi

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