100 e trentacinque. Over the beach

Al mare.
Andiamo al mare.
Perché non andiamo al mare?
Avevi detto che andavamo al mare.
La partita di ping pong comincia presto.
Le sei e mezza come primo giorno di riposo non sono niente male. Ma la colazione è abbondante e a quest’ora non c’è ancora nessuno. Occorre trovarlo sempre, il lato positivo nell’oscurità del mattino. E poi via a soddisfare l’ansia da programmi del figlio. Non che andare al mare sia un sacrificio, è l’urgenza che guasta il piacere. Ma tant’è.
La città deserta è bella, peccato rimandarla a ore più intasate. Con la scusa di un approvvigionamento d’acqua, io e il marito mettiamo i figli sul monopattino, il minicane al guinzaglio e ritardiamo di un amen l’obiettivo della giornata.
Perché di domenica la cattedrale ha un senso diverso. Le campane dirigono i passi, le persone hanno i vestiti curati. Ci fermiamo un po’ discosti di fronte all’ingresso, nella parte alta della piccola piazza. Il posto migliore è già occupato. In centro un signore ci fa cenno con gli occhi che l’idea era buona, ma désolé è arrivato lui per primo.
Il sole accende la pietra. Ai rintocchi sempre più lenti si sostituisce un canto sospeso, indecifrabile perché interno alle mura. Con le porte spalancate però la melodia arriva lo stesso. Ci deve essere un battesimo, chissà come si gestiscono tra mascherine, gel e acqua santa. I tre bambini sul sagrato non sembrano preoccuparsene. Si rincorrono spensierati come fossero in spiaggia.
Ecco appunto.
Quando andiamo al mare?
Ci arriviamo. Ci siamo. Il litorale sabbioso è immenso, infinito come la distesa azzurra a perdita d’occhio. Il museo è appena prima del monumento ai coraggiosi, Les braves, che sbarcano in Normandia e sbancano una guerra.
Omaha beach sono chilometri di spiaggia che si inchina alle maree.
Parcheggiamo il nostro caos ed entriamo in punta di piedi. Diventiamo minuscoli insieme a tanti altri. Villeggianti, turisti, famiglie a pranzare sotto l’ombrellone. Possiamo correre, giocare, entrare in acqua, ma resta come un respiro a togliere il fiato.
Figli, guardatevi intorno. Provate a vedere al di là dell’estate. La storia si impara in campi come questo, dove non puoi andare solo in vacanza.
Perché il coraggio ti insegue, ti bracca, ti inchioda in un pomeriggio di luglio.
E ti presenta la vita.

e dopo?


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