100 e trentasei. Punta e capo

Qui si gela.
Tira un vento nordico così deciso che il golfino da serata estiva si rifiuta di uscire dallo zaino se prima non ha visto una sciarpa di rinforzo. Troppo freddo.
Gran cosa per dormire la notte. Nessuna zanzara, nessuna sudata. Ma avventurarsi all’esterno comporta una buona organizzazione dell’armadio portatile. Si passa dalla maglietta al piumino senza dimenticare il costume da bagno, che un tuffo nell’oceano vuoi fartelo scappare con tutto ‘sto sole? Sì, perché il signore dell’estate non lesina i suoi raggi, solo ci illude al suo cospetto. All’ombra senza protezioni siamo fregati.
Scommetto che da queste parti anche il virus ha rinunciato alla sua corona per un berretto di lana.
Clima a parte, la Normandia è una terra gentile, spensierata per contrasto alla storia e quasi deserta.
Per infilarci nella calca dobbiamo scegliere le ore di punta nei musei o il buffet della colazione dopo le nove. Ma per noi nessun pericolo.
Ci aggiriamo attraverso distese di grano e papaveri e continuo a pensare ai paesaggi greci. Le rocce e le strade a picco mi riportano al Mani in fondo al Peloponneso e al mare lungo la strada fuori Atene.
Forse è vero che le estremità si assomigliano, il troppo nord chiama il troppo sud per tradizione e spirito guerriero. Clima a parte.
Oggi mi prende così, il confronto apre ricordi e associo il Meltemi figlio di Zeus all’aria normanna.
C’è silenzio in entrambi i giri di vento.
A Capo Sunio mi incanto di fronte alla leggenda di un padre che si getta nel mare perché crede morto il figlio. Smemorato di un Teseo che dimentica il messaggio in codice delle vele e lascia il nero segno di sconfitta.
Alla Pointe du Hoc ci uniamo a una processione silenziosa.
O quasi.
Mamma, ma gli sparavano da qui? Come facevano a salire da quelle rocce? Ma sapevano nuotare?
La luce di mezzogiorno racconta di ragazzi in un mare di piombo. La falesia è immobile, riceve le onde di sotto e sopporta i nostri passi curiosi.
Il tuffo a cui si assiste è al contrario di quello greco. Qui la costa è la conquista, non l’addio, anche se gli estremi si toccano e sempre di fine corsa si tratta.
Il figlio non parla e anche la figlia dosa parole e domande. L’incanto è difficile da spiegare.
Allora prendiamo un libro e cerchiamo di leggere numeri e date.
La ragione ha bisogno di memoria per farsi coscienza.

fiori d’acciaio





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