VIII. Transumanza

Il titolo l’ho rubato al mio alter ego. Lo spirito libero che scrive gli spin-off.
Nel nominare un’immagine del fatto ci aveva già visto lungo: evento immortalato in previsione di uno scritto documentario. Una vera reporter. Peccato che nelle foto i protagonisti siano ben visibili e riconoscibili. Ergo impubblicabili.
Perché ho un mio codice etico e se non sono presentabile non mi presento.
Ma sulla transumanza non posso sorvolare. L’anticipa lei nel commento all’I che mi manda stasera dopo cena. Come sa che ne sto proprio scrivendo fa parte del nostro sistema di comunicazione.
La telepatia è una questione di diverticoli nel cervello. Raro ma vero.
Come il fatto di mobilitare un mobile. Più vero che raro dalle nostre parti.
Perché io e il marito anche in vacanza ci dedichiamo alla nostra passione: cambiare la disposizione dei componenti della casa. Solo quelli inerti, però. I figli in questi casi restano sul divano a guardarsi un film o salgono nella cucina dei nonni.
L’abitazione italiana avrebbe bisogno di un’imbiancata, ma quest’anno le energie sono dedicate ad altre priorità, quindi ci limitiamo a pulire e spostare.
E poiché ci piace finire in levare, nella riconversione avanza sempre qualcosa. Da rimettere in gioco. O in garage in attesa di una nuova vita.
Stavolta tocca a un 4×4 Ikea che è stato libreria e muro del pianto. Vuoto pesa più di una jeep e dobbiamo farlo uscire dall’appartamento perché come soprammobile impegna troppo.
Il deposito auto e affini è dall’altra parte del cortile, gira l’angolo, attraversa la stradina, apri il cancello e poi dritto fino al mattino. La scorciatoia passando per la finestra non può essere utilizzata. Noi due siamo giovani e forti, ma i polsi cedono in fretta e la schiena si piega subito a limbo.
Io sbuffo. Il marito riflette. Due palle! Letteralmente. Perché recupera due palloni mezzi sani del figlio e la serata svolta.
‘Solleva e mantieni’.
Obbedisco.
Mette una palla sotto al bestione di legno. E comincia a muoverlo. Lo seguo.
Arrivato a fine corsa inserisce il secondo e continua a far scivolare il peso. Raggiungiamo il garage a passaggi quasi perfetti. Dovrebbero darci almeno il pallone di segatura. Ma non c’è nessuno ad applaudire. Solo il minicane ci guarda dalla finestra, unico spettatore della nostra partita.
La seconda parte della vicenda ha un pubblico diverso e il glamour che solo da via Lacalvina alta può venire. Perché la mika avrebbe proprio bisogno di un porta scarpe capiente in casa nuova.
‘Vengo a prenderlo domani con i ragazzi’
E certo, loro sì che sono giovani e forti, ma dal 4 al 36 la strada è in salita e i palloni si sono sgonfiati appena lo hanno saputo.
‘Ho recuperato due carrellini’
Scommetto che li ha ingaggiati senza prevenirli. Perché arrivano belli pimpanti e si piazzano sotto al mastodonte senza una piega.
‘Vi seguo’
Lei in macchina. Io, la figlia, il biondo e la belle a piedi. Il 4×4 su ruote lo tiriamo con due corde recuperate da un cassetto. Sono per saltare, una ha due musi di mucca come impugnatura.
‘Non chiedere, biondo. Spingi’
Li conosco entrambi da quando erano in pancia della mika. Sono venuti a trovarci in Grecia che la piccola non sapeva neanche camminare, solo tenere in mano pezzi di provola e sorridere.
Ride anche adesso. Ridiamo tutti. Pure la figlia, che è in ciabatte ma con gli occhiali da sole. Lei più che altro fa il tifo e si mette in posa per le foto scattate dall’auto. L’ammiraglia ci tallona, ci protegge nei punti più esposti, poi ci precede e ci aspetta più in là.
La corsa ha un sottofondo di ferraglia, le ruote non soffrono in silenzio. Il rumore è così assordante che dobbiamo gridare per coordinarci sulle buche.
Gli abitanti della via sono quasi tutti in vacanza. Gli altri dietro alle persiane chiuse per il sole sbirciano la nostra chiassosa carovana.
‘Maria, te vist? ‘sti stranieri…mo’ rivan direttamente cun i mobili’


P.S. Con il dialetto son messa male, ma mi sembrava perfetto per il finale.

sei pronto, amico? (fotografia di ARPinC)



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