XIX. Mercoledì?

Stendo sul terrazzo. Finalmente.
Non c’è il parapetto, ma il minicane si affaccia senza intenzioni di salto. E i figli ormai hanno più equilibrio di me.
Adoro piazzare i panni sotto i raggi caldi. Qui più che altro sono tiepidi, ma il folklore resta.
Noto con piacere che anche la vicina di destra lato giardino è diventata un po’ meno discreta e si lancia con lo stendino nel prato.
Questa esposizione permette di salutare e di avere qualche scambio fra contigui, che dopo il lock down, tra vacanze e pioggia, non ci si è più visti granché.
La vicina di sinistra lato giardino non c’è. Nell’ultimo periodo passa tutti i fine settimana dai genitori non più in forma e il suo vuoto si sente. Manca.
Dall’alto lato della rete le galline trotterellano convinte, il vicino sta arando il prato con uno strano attrezzo a mano. La moglie è sulle scale e mi fa cenno.
J’arrive
Mollo i panni a metà nel cesto e scendo. Noi si comunica in fondo, dove non c’è la siepe e due sedie sul confine permettono il riposo. O l’attraversamento pedonale.
Resto in piedi. Lei arriva subito al sodo. La nounou l’ha mollata. Oggi, con un sms. A tre giorni dalla fine.
E non è bello se hai una figlia di dieci mesi e fai l’ostetrica con un contratto estivo.
Il peut prendre un jour de congé demain’ indica il contadino della domenica. Lei starà a casa martedì, ma mercoledì con la piccola che si fa?
E che si fa.
Qui i nonni sono una specie rara, non perché in via d’estinzione, ma perché lontani o mondani.
I figli si fanno presto, magari pure tanti, e si possono subito portare in nidi pubblici o da babysitter professioniste che garantiscono la ripresa dell’attività lavorativa materna il più presto possibile.
Il paracadute familiare non è contemplato, l’ingranaggio sociale gira talmente bene che non c’è nessun problema. Ma se c’è? Se la nounou ti molla senza preavviso, che si fa?
E che si fa.
J’ai pensé à toi’.
À moi? Per tenere la pupa una giornata intera?
Allora. Il mercoledì la figlia è a casa. Il figlio va tutta la mattina, tranne questo mercoledì che esce alle dieci perché manca la prof di italiano.
Mercoledì questo ho un mezzo appuntamento per un picnic al parco e mercoledì forse arriva un amico a stare da noi un paio di giorni.
Mercoledì hai detto?
Mais avec plaisir’ mi sento rispondere.
Poi ci penso e mi sento un po’ meno.
Perché non è tanto il giorno specifico a preoccuparmi – anche Selogic ormai è autonomo e viene tutti i pomeriggi a mettere cartongesso o piastrelle o a fare merenda e poi va – ho invece qualche pensiero perché realizzo che avrò di nuovo a che fare con gamberetto in pannolino.
Sono passati secoli dall’ultimo pacchetto regalo della figlia. Le pappe, i sonnellini.
La vicina è già partita in quarta con l’interfono e puoi lasciarla a dormire qui a casa, tanto fin da te dovrebbe prendere.
Ferma ferma. Mai usati ‘sti aggeggi. Per un pomeriggio posso anche contarle i respiri mentre dorme. Di certo non la pianto da sola due numeri civici più in là.
Per i giochi nessun problema, noi si viaggia a cucchiai di legno e travasi. Il cestino dei tesori riesco a recuperarlo domani e se poi vedo che si annoia la metto nel catino grande con del riso e siamo a posto.
Insieme alla memoria da prima infanzia che ritorna, ringrazio ancora una volta l’amie suisse che mi ha insegnato un sacco sui gamberetti. Nel suo nido crescono da anni cuccioli felici. Dovrebbero esserci succursali EffeBiEmme partout.
Saluto la mia futura coinquilina con un cenno della mano. Lei mi guarda appena, troppo impegnata a mangiare terra seduta sul prato. Suo fratello che l’aiuta con il boccone ha sentito la nostra conversazione e non salta di gioia. Gli piace venire da noi, ma è in prima elementare e i suoi mercoledì con mamma al lavoro sono già organizzati altrove dalla scuola.
Tranquillo, sarà per un’altra volta. Tanto basta affacciarsi a stendere e le occasioni piovono copiose.
A proposito, meglio rientrare: il sole è già finito. Qui al nord è così.
Arrivederci a presto. A mercoledì.

ti do una mano io

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