XX. Per osmosi

Come al solito cerco il significato.
Per essere sicura. Ma lo sapevo già.
Che l’osmosi è un altro modo per parlare di influenza. Di questi tempi parola nota. Controversa. Ipotizzata. Temuta.
Ma l’osmosi è l’eleganza del contagio. È un contatto buono, quasi voluto.
Ho delle creme così, regalo di un angelo professionista che mi coccola spesso. Non so se la mia addiction alle misture magiche le sia nota. Ma ci azzecca sempre.
Il rituale serale prevede una constatazione amichevole delle rughe quotidiane e un puntellamento delle zone a rischio caduta. Missione eroica negli anta, ma tentar non nuoce. Soprattutto se la RAF (Réanimation Amies Fanées) garantisce l’approvvigionamento di prodotti compassionevoli.
Siero osmotico, balsamo osmotico. L’effetto per ora è solo sperato, ma io insisto. Mi piace dar fiducia alle parole. Come se la pelle potesse migliorare per simpatia al prodotto.
Diventiamo amici e ti regalo la mia morbidezza, il mio tono, la mia elasticità.
Se lo giri in umano è poi lo stesso: se ti fidi rischi il contagio.
Io e la figlia, per esempio, più che in simbiosi siamo in osmosi. Per ora è soprattutto lei a subire la mia influenza. Purtroppo.
Testa dura e ultima battuta. Paura di sbagliare. Ansia da prestazione. Perfezionismo. Possibile che i più contagiosi siano i difetti?
Di suo mantiene per fortuna la lentezza granitica, la cura del dettaglio, del boccone perfetto. Per il resto è già sull’orlo del precipizio.
Anche in fatto di creme.
Poco fa si è svegliata, disturbata da una delle ultime zanzare in giro a banchettare.
L’ho trovata in piedi, panda in una mano e coccinella luminosa nell’altra, aspirante killer di vampiri notturni.
Accendo la luce, risolvo il problema.
‘Arrivo subito, mamma’
All’una del mattino mi lascia in mezzo alla stanza, tra un muro da pulire e il muto rimprovero di uno sguardo di pezza.
E si eclissa au petit coin.
Nel frattempo scendo a farmi una tisana, stendo una lavatrice, tiro fuori il pollo per domani, stiro un paio di camicie. Poi rassegnata mi infilo a letto e inizio a scrivere.
Dal jurassico spunta lei, leggera e pettinata, che finisce di spalmarsi la crema sulle mani.
‘Questa è proprio buona, mamma, sento che sta già facendo effetto’. Proprio adesso. E meno male. Ma non sarà anche ora di dormire?
‘Abbiamo fatto bene a prenderla in farmacia oggi’.
Sì, che ormai era ieri. L’abbiamo chiesta per tentare di attenuare la carta vetrata che ha sulle mani per colpa dei lavaggi continui a scuola.
‘Metti meno sapone, non strofinare così tanto’ le suggerisco tutte le mattine. Ma la sua precisione le impedisce di fingere. Se le fanno lavare le mani dieci volte, lei dieci volte le lava bene. Solo che se continua così potremo usare le sue estremità superiori per scartavetrare il mobile dell’ingresso da ridipingere in bianco.
Però, dai, la crema sembra funzionare.
Bene. Ottimo, figlia. Che ne dici adesso di dormire?
No, non puoi leggere un pochino. Sono quasi le due del mattino. Lo so che vuoi vedere come va a finire la storia, ma. Hai messo la crema, poi il libro si idrata troppo e chi lo tiene più?
Non so quale argomento l’abbia convinta, forse il panda l’ha presa per mano e portata nei sogni. Quelli con la pelle liscia.
Intanto finisco di pensare e spengo la notte.
Perché io continuo a fidarmi delle parole e delle creme, ma se non dormo un po’ non c’è osmosi che tenga.

tutta natura

Spin-off
Mika, beata te che metti solo la crema x le rughe, nel bel paese l’età avanza e ogni sera aumentano gli Unguenti Ungenti Urgenti. Da un paio di mesi mi tormenta un dolore alla gamba e un altro alla spalla. Ok, tormenta è un po’ fortino, diciamo che normalmente mi infastidisce parecchio e a tratti mi causa dolore. Credo di avere una soglia del dolore piuttosto alta, quindi potrei anche sopportare la cosa senza preoccuparmene eccessivamente, ma capita ormai sempre più di frequente di accingermi a fare dei movimenti e dover rinunciare. La mia mente ha più o meno 17 anni, dai faccio le scale a due a due, dai prendo tutti i sacchetti del supermercato per non fare più viaggi, dai salto dal muretto che tanto è basso. Col cavolo!!! Se parto con la gamba giusta forse faccio i primi due, quando tocca all’altra gamba parte un dolore alla natica che penso di aver frantumato l’anca e mi vedo col deamulatore girare per casa. Per i sacchetti poi non se ne parla proprio, la borsa della verdura mi ricorda la mia reale età, quella dei detersivi mi indica la via del camposanto. E per concludere l’autocommiseramento trattiamo anche l’argomento muretto. Salto…atterro…aspetto che tutti i nervi mandino al cervello il risultato dell’operazione. Tipo quando pesti il mignolo e aspetti che il dolore arrivi alla testa. Quando hai i risultati arriva la solita sentenza: il tuo corpo non ha più 17 anni! Nell’impatto col suolo gli ammortizzatori non hanno funzionato, le ossa hanno scricchiolato rumorosamente, almeno una delle giunture si è flessa eccessivamente facendoti sbilanciare da una parte, ma la sensazione terribile è il sentire che di sodo c’è rimasto ben poco. Persino le guance hanno avuto un sobbalzo di almeno un paio di centimetri verso l’alto. Credo che se mi rivedessi alla moviola, come gli atleti, gli occhi non si vedrebbero…a quel punto la faccia sembrerebbe un’altra parte del corpo…Oh mio dio, impediscimi di partecipare alle prossime olimpiadi!!


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