XXVII. Indagini

Si è sfiorata la tragedia oggi pomeriggio.
Sembrava un tranquillo après-midi di settembre e invece. Già l’anomalo caldo avrebbe dovuto insospettire.
Il minicane accetta euforico di andare incontro al figlio. Si infila da solo il guinzaglio a pettorina, saluta la figlia intenta a contemplare merenda e divano e mi aspetta scodinzolando. Lui, non la figlia.
Io infilo le scarpe, metto in tasca la mascherina e andiamo.
Destinazione collège.
Il tre chili di pelo tira manco fosse un cane da slitta.
Lo so, lo so, devi salutare il chow chow all’angolo. Ma non illuderti, sono settimane che tenti l’approccio e ricevi solo eloquenti ringhiate. Non nascerà mai un’amicizia tra voi, mi spiace. L’aristocrazia canina è un mondo strano. La turbolenza dei mini non piace proprio.
Tiro via prima dell’esplosione e accelero il passo, che sono già le cinque passate.
No, non fermarti proprio adesso, ti prego. Ti porto dopo in un bell’angolo discreto.
Macché, l’evasione è urgente. Dai che è tardi. Meno male che ho il sacchetto d’ordinanza. Recupero, annodo, appendo in attesa di fare canestro.
Dai, dai che è tardi.
Troppo tardi.
Il figlio sta arrivando. Orecchie rosse, occhi sgranati, lineamenti tirati.
Ehm, scusa…sai com’è…il chow chow…il bisogno di evadere…
Ma non è per il ritardo che sta così.
Alle ore 17 e 08 si ferma davanti a me con una terribile certezza: ‘mamma, ho perso il carnet de correspondance
Gravissimo. Per lui. Peggio che perdere gli occhiali. Perché senza carnet non si entra e soprattutto non si esce da scuola. No, oggi è orario normale, uscita libera, ma quando ci sono professori assenti – e in questi giorni ce ne sono già un paio in quarantena – se hai l’ultima ora buca lo segni sul quadernetto e sei fuori. Altrimenti ti tocca restare.
È solo un ammasso di fogli con orario, regolamento e foto segnaletica. Si può rifare. Da queste parti sono veloci nell’esecuzione.
Non minimizzo però. So che non serve. Occorre risolvere il problema. E in tempi stretti.
‘Nello zaino hai guardato bene?’
Lo ha già setacciato.
‘Dove l’hai visto l’ultima volta?‘
In piedi, con il respiro corto per la mascherina e i trenta gradi, il figlio ripercorre invano le tre ore scolastiche del dopo pranzo.
Non ci siamo. Torniamo dentro.
Ma prima devo liberarmi del pacchetto con la roba. Cerco un cestino. Lo avvisto nel parchetto al di là della rete. Devo fare in fretta. Con discrezione mi avvicino andando contro la corrente umana e meccanica in uscita da scuola. Sgancio e lancio. Canestro!
Ringrazio l’angelo custode delle madri cestiste e spero che il suo collega addetto ai ritrovamenti non sia in pausa caffè.
Eh no, belli, dove credete di andare?
I sorveglianti all’ingresso non ci fanno passare. Le norme del corona impediscono via vai e strappi al protocollo.
Mais pas de souci. On va le chercher et tu l’auras demain’
La sentenza è inappellabile. Le indagini sono in corso, lasciamo fare ai professionisti, figlio.
Eh, lo so. Per te il domani è un futuro remoto. Ma che ci vuoi fare? Dai, torniamo.
I passi sono pieni di pensieri. Nessuna distrazione funziona. Finché non si trova si resta sospesi.
Anche il minicane è agitato. Tira, abbaia, salta in direzione del figlio. Grazie, ma non è questa la via della tranquillità. Sta’ buono, per favore.
E niente. Entriamo in casa che è una trottola impazzita. Sguscia dalla pettorina e si getta sullo zaino appena appoggiato a terra. Scava a raffica, annusa, afferra la cerniera con i denti.
Glielo tolgo di zampa e lo vuoto.
‘Vedi che non c’è? Abbiamo già controllato’
Poi scorgo un libro riverso con la pancia gonfia.
Bau!
Il carnet torna libero, il figlio sereno.
MiniSherlock tutto tronfio si siede sulla coda.
Niente applausi, solo crocchette.


elementary

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