XXVIII. Trotta trotta, carrettino

I Francesi sono un popolo a rotelle. Almeno qui al Nord.
Forse è per questo che sono così avanti.
Nell’evoluzione della specie imparano prima a pedalare, poi camminano.
Sono consapevoli della loro missione fin dalle origini. Mentre ancora nuotano nel liquido amniotico si studiano manuali di istruzione e manutenzione, perché non fanno in tempo a uscire che subito vengono fiondati su passeggini open space o in aerodinamici cestini da bici.
È infatti solo una questione di tempo.
Poi diventano quasi tutti come madrecoraggio.
Mi sfila davanti anche oggi mentre porto la figlia a scuola. È una ragazza sulla trentina, con il casco pesa come mezzo grissino torinese e pedala convinta con il suo carico mattutino. Son vélo è dotato davanti di un carrettino di legno dove una bambina in età d’asilo si gode l’aria nei codini. La sella è occupata da un’adolescente con auricolari. Sul portapacchi invece c’è un ragazzino in tuta. Madrecoraggio avanza sulla ciclabile senza batter figlio. Io li farei scendere al primo semaforo, lei no. Lei li accompagna dove deve e arriverà al lavoro fresca come una cascata, sorridente e attiva.
Ne sono certa.
Io invece sarei grondante di sudore, euforica per i pargoli a scuola ad aeternum e con adrenalina sufficiente per accelerare cinque cuori.
Sarei, al condizionale, perché mai nella vita.
Ci vuole coraggio. Troppo.
O un monopattino a testa.
Come quei tre che avanzano in fila sul marciapiede. Fratello, sorella e papà. Gli zaini tradiscono l’età, lo stile invece è uguale. Eeehop, spinta di piede, eeeee lasciati andare spalle rilassate, eeehop spinta di piede, eeeee lasciati scivolare schiena dritta, eeehop, eeeee, eeehop, eeeee.
Non serve il campanello, il pedone si sposta quando sente arrivare il brucaliffo a rotelle. Niente può opporsi alla sua avanzata.
Niente, tranne il fratello elettrico.
La trottinette senza confini.
Ma qui ti conviene essere un po’ più prudente, caro conducente d’ibrido mezzo. L’elettricità ti mette le ali, però è finita la stagione del trottoir, ora sei sceso nell’arena d’asfalto e son caschi tuoi.
La ville ha piazzato in giro per le strade cartelloni di memento mori: ricordati che il codice vale per tutti e che la Ferrari ha un motore ed è rossa.
La vita è bizzarra, quando nasci a rotelle. Cresci senza limiti, pensi che sarà sempre così.
Poi un giorno sei di fretta, il verde del pedonale sta per finire, hai la bici pesante, la borsa del pc a tracolla e il pargolo urlante sul seggiolino ultimo grido. Fai uno scatto che pensavi atletico invece è fatale. Rovini a terra, tu e tutto il tuo carico. Come un banchetto di mele urtato per sbaglio rotoli sul pavé e non ci credi.
Accorro a soccorrerti, come altri presenti alla scena. Non ci puoi credere. Il pc è intatto. Ti aiutiamo ad alzarti. Sei tutto intero. Incroyable. Il bambino è zitto.
Incredibile. Davvero.
Non ci credi.
C’è ancora gente che va in giro a piedi.

il contagio


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