XLIV. Radicali liberi

Quando la guardo l’ammiro.
In un anno ha già traslocato due volte, senza un lamento si è adattata, ha fatto amicizia con la rosa, è cresciuta.
Ma i lavori in corso non le danno tregua.
Oggi l’ho trapiantata di nuovo, provvisoria, in un angolo più protetto.
’Vedrai che poi tornerai a dimora’ borbotto mentre le rincalzo la terra umida.
Ma lei continua a profumare come se niente fosse.
Poi capisco. È una lavanda con radici francesi.
Radici itineranti, nate per andare.
Magari anche solo nella via di fronte, che basta poco per cambiare.
Come i vicini di prima. Sono stati dodici anni, due figli e un gatto a due numeri civici da noi. Partiti l’estate scorsa perché sognavano una casa in campagna. Ora vivono a venti minuti da qui, in un quartiere residenziale con la sbarra per entrare, villetta con vista autostrada nascosta dai pini. I figli continuano le scuole in questo quartiere. La grande ha una compagna di collège che la ospita nei compiti e spesso a dormire. Per il piccolo i genitori si alternano per portarlo in tempo alle elementari dove prima andava a piedi o in bicicletta.
Avevamo paura di perderli di vista, invece passano tutti giovedì mattina a recuperare il mezzo a due ruote e ce lo riparcheggiano la sera, perché fino alle vacanze c’è cours de vélo à l’école e nel bagagliaio dell’auto piccola non ci sta.
È una bella bici nera nuova fiammante, la ospitiamo volentieri in soggiorno accanto alla tv quando Osho taglia le piastrelle in garage.
I ragazzi delle galline invece sono subentrati perché stavano diventando quattro, se nascerà un nuovo figlio forse traslocheranno in una casa con una stanza in più.
L’amica che abita in centro racconta di conoscenti che hanno trasferito l’indirizzo all’inizio del viale per non dover subire il traffico serale.
I Francesi sono un po’ come i mobili dell’Ikea.
Si installano senza fatica, si adattano a ogni tipo di ambiente e non hanno problemi di memoria. Cambiano senza soffrire.
Li invidio.
Noi ci siamo spostati già tanto rispetto alla media dei nostri amici. Ma tendiamo sempre a metter radici. Di quelle profonde, che vanno nel definitivo. Anche se sappiamo che non lo sarà. E poi sradicarci è dura.
In Grecia abbiamo lasciato gran pezzi di cuore e dall’Italia in fondo non ce ne siamo mai andati.
Guardo questa casa. Il terrazzo ingombro di mobili incellofanati in attesa del loro momento, la scala che brulica di scarpe perché l’ingresso non è agibile, l’armadio di camera nostra con le ante di là da arrivare, lo stendino dei panni in transumanza continua: l’accampamento è innegabile, la tenacia anche.
Ma abbiamo la nostra lavanda francese che ci lascia tutti al tappeto. Lei si sposta docile, non smette di crescere e di profumare.
E resiste. Sa che il posto giusto c’è.
Basta aspettare.

era una bici

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