XLVII. Time out

Salgo a scrivere mezz’ora, un’ora se riesco.
Non ci sono per nessuno.
I figli sono neutralizzati da un cartone animato una e da repliche sportive l’altro. Benedetto sia il video, le cuffie e chi li ha inventati. Tanto più che siamo reduci darientrodascuolamerendacompiticartelledoccia.
Fatto il dovere, chiuso il cantiere, ora ci meritiamo una pausa avant le dîner. E prima che scoppi la bomba del chessimangia prendo la fuga.
Lascio il minicane a guardia del forte, afferro una birra leggera dal frigo, l’iPad e mi eclisso.
Silenzio. Solo il ticchettare della pioggia accompagna questa fine di giornata dedicata. A tutto di ciò che serve e poco di ciò che piace. Recupero in fretta però.
Sento gli schizzi di un’auto che passa veloce. Chissà chi la guida. Una madre in ritardo per la cena. Un fidanzato tradito. Un prete che rientra in parrocchia. Il marito arriverà a momenti.
Prepareremo insieme la cena, apparecchiando come si deve. Zuppa, insalata, un po’ di proteine, le chiacchiere stanche dell’è andata anche oggi. Il domani che è già venerdì.
Nel pomeriggio il ministro francese ha stretto ancora le maglie di questa corona che non vuole passare. Siamo ormai in zona bordeaux tendente al fucsia amaranto, bar chiusi e qualcos’altro. Ma smetto di pensare a cosa sarà, accetto quel che viene e mi interrompo per rispondere a una richiesta dal basso.
‘Adesso arrivo’ mento.
Riprendo l’ascolto del nulla piovoso. I vetri dipinti di gocce dispettose disegnano un mondo che non esiste, eppure è così reale.
‘Sono a casa’ saluta l’ultimo inquilino mancante. Il puzzle è completo, l’ora di cena è già qui. Il figlio mi spia dalla porta socchiusa.
’Un attimo, arrivo’ tento di rimandare.
Il minicane uggiola di felicità per la famiglia riunita.
La figlia ride per qualcosa di suo.
Le gocce scivolano sul davanzale. Io fuori dal mio fragile rifugio. Mio malgrado. Controvoglia. Finisco la birra e mi rimetto nel movimento. Serve comunque, anche se poco convinto.
Un giorno dopo l’altro ci si allena all’inverno, si sorride alla sera.
Tanto poi è un attimo ed è già domani.
È già primavera.

dai a te stesso tempo
(fotografia trovata in Facebook: grazie all’autore sconosciuto. Grazie, Eleni!)




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