LIII. Teobromina


Notte di fuoco nel coprifuoco.
Non un’anima in strada, quattro in ansia in casa per la quinta. Mini e golosa.
Capitiamo in un’altra avventura familiare al limite del giorno, nella nostra convivenza scanzonata che tende al paradosso a volte.
Stamattina, tra occhiaie grigiastre e impasto di sonno a singhiozzo, la racconto e ne sorrido. Ma il recente passato ha sentito parole volare a volume alto e peso massimo.
Et tant pis pour les voisins.
Tutta colpa del cioccolato. È la delizia che ci concediamo spesso, ma che poteva diventare croce per il minicane.
Sono le dieci passate. Il periodo di vacanza da scuola allunga le sere, ma è ora di prendere posto nei rispettivi sogni. Come al solito saliamo in processione, il figlio in testa, già pronto, la figlia diretta in bagno per mimettolacremamipettinoearrivo. Dieci minuti e cinque richiami dopo possiamo darci il bacio della buona notte. E due genitori vintage possono conquistare il soggiorno per qualche ora di niente.
Il marito si attarda di sopra, io scendo e mi dirigo verso il divano.
Ci metto qualche secondo a realizzare.
Il minicane di spalle, il corpo che sussulta a ritmo lento, qualcosa sotto il suo muso. Faccio il giro e scopro una tavoletta aperta. La carta stagnola luccica intorno al dolce contenuto che si sta riducendo a colpi di leccate.
La mia calma proverbiale esplode tutta d’un colpo. Grido. Afferro l’assaggiatore incosciente, gli levo il pacchetto, ispeziono entrambi, li mostro furiosa al marito. Colpevole di aver preparato il nostro dolce banchetto serale senza metterlo fuori portata canina.
Da qui in poi è un incontro di pugilato senza round e senza contatto. Le ore scandite da letture in rete animate e agitate. I figli al capezzale del paziente, che si acciambella rassegnato dopo essere stato alzato, annusato, tastato, interrogato.
Non sapevamo neanche cosa fosse, ora la teobromina non ha più segreti per noi. Ho imparato pure la molecola. Scopriamo che il cioccolato amaro può essere più letale di quello al latte.
‘Il nostro è bio equo solidale, mamma’ legge la figlia per amor di precisione.
Sarà stato quello, sarà che abbiamo sempre una stella buona che ci salva dal crollar sotto l’asticella che si alza si alza, ma noi si salta sempre.
‘Andate a letto, figli, state tranquilli’.
La veglia di preghiera la facciamo noi. Il marito si siede sulla poltrona, ha imparato il numero delle urgenze a memoria, ha calcolato peso, quantità e rischio di infarto. Nostro e del cane. Poi crolla su un bracciolo vinto dalla stanchezza. Io sono troppo agitata per dormire. E infatti. Mi sento leccare il naso. Sono le tre e tutto va bene.
Il familiare in pericolo di vita scondinzola allegro, ma sbadiglia. Niente convulsioni, niente sovraccarico di energia, ha solo sonno e mi fa capire che sto sul suo cuscino preferito. Se sloggio gli faccio un piacere.
Mi carico il marito in spalla, guadagno il piano di sopra.
E lascio il minicane ai suoi sogni di pasticceria.

Mon chéri

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