LIV. Gira che ti rigira

‘Fuori tutti in due minuti!’
Ha smesso di piovere e prima che il cielo cambi di nuovo idea un’ora d’aria non ce la leva nessuno. Qui al nord è così, per un capriccio del meteo ti puoi trovare in maglietta o in mezzo a un pantano. Meglio approfittare della distrazione verso il bello, quando c’è.
Usciamo attrezzati: i centauri in bici, il minicane in cappottino con foro caudale, io in cappello antiotite. Che il vento ha spazzato nuvole e pioggia, ma soffia rabbioso e occorre coprirsi.
La mattina è stata ricca di sottrazioni per la figlia e capatine al centro della terra per il figlio in fissa con Verne. Niente di meglio per changer l’esprit di un giro in giro.
Il quartiere ha messo fuori i bidoni della spazzatura, il mercoledì è giorno di ritiro differenziata e non, ma molti coperchi sono aperti dall’aria e il contenuto vola sui marciapiedi.
Schivo un cartone e una cassetta di legno, il polistirolo che danza insieme a due plastiche rosse. Deviamo per la via delle querce, il tappeto di ghiande ci risarcisce un tantino del pattume sparso ovunque.
I ciclisti entrano nel viale alberato ed attraversano il cancello del parco. Noi altri due restiamo fuori, c’è il divieto per i cani, ma si sta bene anche qui. La vista è verde, arancio e giallo ocra. Le foglie fanno la festa e si litigano il prato rimasto. È mezzogiorno, da lontano vedo i ragazzi che escono da scuola. Sono le vacanze d’autunno, ma chi voleva si è iscritto a corsi mattutini di recupero. Escono in piccoli gruppi, appena girato l’angolo abbassano le mascherine, più per un gesto di libera uscita che per disprezzo delle regole. Ormai lo sanno anche i sassi che il rispetto è un pezzo di stoffa davanti al sorriso.
‘Mamma, guarda!’
La figlia si arrampica sulla collina con il suo mezzo rosa confetto e scende veloce imitando la pecora del nostro racconto preferito. Non grida Pistaaa!, ma so che lo pensa. Il figlio pedala a zigzag e fa prove d’equilibrio senza mani. Non c’è nessun altro in giro. Anche gli ultimi studenti sono scomparsi.
I rintocchi delle campane si mischiano alla scia di una sirena. Ne passano spesso negli ultimi giorni, un elicottero ogni tanto. Sembra tutto così vago, irreale: la deuxième vague, le vecchie ansie, le precauzioni intensive.
Come uno scroscio di pioggia che con il sole dimentichi in fretta.
Ma il vento sta tornando bufera. Dobbiamo rientrare, ragazzi.
E fare attenzione.

Anche al minicane. Che non diventi aquilone.

chi è dentro e chi fuori?




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