LV. Rintocchi

Niente di nuovo sotto il sole. Ma almeno quello oggi c’è. Ci stiamo assestando sui ritmi senza scuola e l’equilibrio sembra quasi raggiunto.
Sveglia libera, il marito che corre perché è tardi ma si crogiola mezz’ora in più anche lui.
La colazione è a base di fumetti o libri vari.
La figlia potrebbe arrivare al pranzo senza batter ciglio. La osservo coccolarsi un biscotto manco fosse l’ultimo rimasto sulla terra e sorseggiare il latte come un consumato sommelier.
Poi la perdo quando si tuffa in Peter Coniglio.
Il figlio ha rallentato le domande e si rilassa nel silenzio di una mousse al cioccolato. Il minicane gironzola sotto il tavolo, sperando in briciole di cibi a lui proibiti.
Io penso alla storia che vorrei presto mettere in scena e ai girasoli che sono rimasti in Italia. Accidenti al corona e a tutti i suoi no.
Dovevo rientrare anche per recuperare il mio prato e il treno di legno costruito dal marito.
D’estate ho rimandato il carico, non c’era fretta. Tanto in ottobre si torna sempre. Infatti.
È un bel prato. Spunta da un cassetto di legno, esplode giallo ed è un gran finale.
È un bel treno. Può ospitare baby passeggeri e carica strumenti per fare musica. Costruito anni fa ha perso un paio di ruote nei viaggi da palco, ma riparato resiste ed è davvero un pezzo unico, come il suo costruttore.
Peccato. Dovrò rimandare il racconto, imbrogliare con un altro per ingannare l’attesa.
Mi inventerò storie di pezza per rattoppare questi giorni bucati che chiedono aria.
E aspettano anche loro che arrivi qualche corrente ascensionale a portarli via.
Un po’ come ora quando chiamo Casa e ci si racconta del poco che cambia ogni giorno. Si aspetta, ci si aspetta. E intanto restiamo stonati come quando ti rimbomba dentro una campana rotta.
Non di vetro, in quella mica si può vivere, anche se ci ostinano a volerci infilare.
Ci vogliono invece i rintocchi di una bella campana di bronzo tibetano. Di quelle che risuonano intorno e si sentono da lontano.
Mi sdraio sul tappeto, immagino un prato e i miei girasoli che diventano veri.

surrogati



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