LXIV. Lost and found

È partito il valzer delle autocertificazioni.
Fatto il confinement trovato il modo per aggirarlo.
Mi aspettavo il silenzio stamattina. Invece le auto non sono diminuite. Verso mezzogiorno arriva pure il vicino che sta sistemando la casa per riaffittarla (lui abita a una ventina di chilometri da qui). Mi chiedo con quale attestation stia girando.
Perché stavolta sono tre e ben definite. C’è La Vecchia, nata nel corso del primo round per consentire ore d’aria e soulagements canini, che è ingrassata e arriva a nove punti, tra cui convocazione giudiziaria e spostamento per accompagnare o recuperare scolari ed élèves.
Per i genitori hanno aggiunto però anche La Scolastica che evita di stampare La Vecchia ogni giorno e viene firmata dal responsabile d’istituto una tantum da qui all’eternità.
I genitori che lavorano o tutti gli altri che non vivono di rendita possono usare anche La Professionale, elegante, a colori, firmata dal capo che ti dà il permesso di andare in ufficio.
Lo so perché stamattina, mentre mi stavo organizzando per proporre le date delle lezioni via Skype alla mia allieva di italiano, mi chiamano dicendo che no, no, nessuna Dad, posso recarmi all’Istituto di lingue, perché le lezioni in presenza fanno parte del settore scolastico e possiamo continuare.
Stampo il documento e sono perplessa.
Per tutto il giorno continuano ad arrivare messaggi di varie insegne commerciali che restano aperte. Scordiamoci di mangiare polpette all’Ikea, ma se serve un metro di tessuto per le tende non c’è problema. Anche la corsa di ieri alla porta si è rivelata inutile. Il marito mi mostra foto di scaffali nudi manco fossero passate le cavallette. Le vendite nel bricolage hanno fatto saltare il banco. Ora sarà un caos per riempire i reparti e soddisfare i clienti.
Non capisco. Non si doveva stare in casa per evitare i contagi? Noi almeno abbiamo capito così.
Scuole aperte, telelavoro il più possibile, solo acquisti essenziali.
Lunedì uscirò con la giustificazione del preside e il permesso del capo, per la mia lezione sono tranquilla perché la sala è grande e l’allieva lontana. Magari per vederci meglio useremo Skype.
Le passeggiate quotidiane con quadrupede potranno coincidere con il recupero figli, perché è previsto indicare più mezzi di trasporto per farlo, piedi compresi.
Mi fa sentire meglio unire il necessario con il posso farne a meno.
Certo, mi mancheranno un po’ le nostre spedizioni vagabonde nel quartiere.
L’altro giorno ci siamo pure persi di vista: per un’incomprensione i figli girano a destra, io e il minicane viriamo a sinistra. Non li vedo. Corro. Seguo l’istinto, sono passati di qua, il fiuto di una madre lo sa.
Infatti. Spariti, sfumati, svaniti.
Sudo e mi fermo senza fiato.
Sono in due, mi dico, non sono in pericolo. Saranno tornati a casa, la strada la sanno.
‘Forza, Idefix dei dispersi, trova la traccia’.
Mi guarda, lo guardo. Ok. Andiamo veloci.
Ma l’amico capocantiere scuote la testa, anche Osho non li ha visti.
Salgo, lascio il mio socio di vedetta.
‘Bloccali qui au cas où e fammi uno squillo’.
Prendo le chiavi, la macchina, un bel respiro.
‘Ciao, mamma! Ma dove t’eri cacciata?’
Eh, niente, così, mi allenavo alla rianimazione.
Tutto finito, spavento rientrato.
Un solo pensiero a posteriori mi fa rabbrividire. Pensa se fosse successo oggi: che attestazione avrei dovuto usare per uscire a cercarli?

La Vecchia

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