LXXII. Alla Picasso

Non faccio in tempo a trovare un altro re della parola che mi si impiglia fresco fresco nel corona.
Settimana scorsa si è fatto un giro di giostra insieme ai figli, la moglie invece è passata indenne (sarà una di quelli che afferra sempre il codino sul calcinculo).
Si sono ripresi tutti, niente di grave, ma stamattina appare sbattuto. Che sia ancora positivo poco importa, tanto siamo tutti immuni dietro lo schermo.
Non faccio in tempo a trovare un altro bel gruppo di narratori che mi chiudono i teatri.
Obbligati a passare in Zoom, ci salutiamo da ciambelle arredate con la famiglia intorno.
Qui di fianco, per esempio, ho un esemplare di figlio che legge sulla sedia a dondolo fuori campo. E non ho scampo. Sono un’ospite in camera sua.
Ha sentito che useremo Barbablù e vuole essere presente, anche se muto e sordo. Perché metto le cuffie e gli ho chiesto almeno il silenzio. Anche se temo si senta ogni tanto il cigolio di ritorno. Pazienza. Tossirò, muoverò pagine, mi inventerò qualcosa. Tutto per un’ora di pace. Virtuale.
Dei dodici manca qualcuno, impegno imprevisto, connessione scadente. È strano vedersi così. L’altra volta abbiamo fatto riscaldamento di fronte al lago, distanza e mascherine non le sentivamo nemmeno. Si impara a giocare con tutto se ti insegnano bene.
E lui è bravo. Con poche indicazioni rimette la palla al centro e raccontiamo la storia tutti insieme passandoci la parola. Poi ci invita a lavorare da soli, ascoltando una musica e lasciandoci andare. Partire da un colore, un ambiente, un odore del racconto che ci è rimasto appiccicato e via, appuntamento fra un’oretta.
Spengo. Prendo la penna. So già da quale brano farmi portare.
Ma.
‘Mamma, che si mangia?’
Eccomi ripiombata in casa.
Sono le undici passate, uno spuntino è di rigore. Poi organizzo il pranzo, grido le istruzioni al marito che sta sistemando la legna in fondo al giardino. Mi sono già bruciata un quarto d’ora.
La figlia vuole recitarmi i numeri in inglese ‘anche come si scrivono, mamma’ che li ha studiati con il papà, ma così li ripassa. Proprio ora? Proprio…19 e twenty.
Ora però dovrei.
Resto sul divano, in vista, con l’iPad in mano e la musica a tutto volume. Presente, assente, scrivente.
Risalgo puntuale con il segugio a dondolo. Stavolta devo fare tutto in viva voce, per la musica e il resto. Però scopro che posso togliere il microfono quando leggono gli altri, così evito incursioni sonore non opportune.
Va tutto liscio. Il gruppo funziona e questo incontro liofilizzato a distanza pure.
Incredibile quanto una musica possa raccontare di una storia. O di noi. In una scrittura libera, liberata, senza piani, senza ricami.
Faites comme Picasso: je ne cherche pas je trouve’.
Grazie, maestro. Qualcosa ho trovato.

preludio


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