LXXVII. Soda caustica

‘Oh, caspita. Dici che ho corroso i tubi?’
Alle tre del mattino il marito non è in vena di perizie. Svegliato da una tempestiva posizione scomoda in poltrona, si arrampica su per le scale ed è già entrato in fase REM Repousser Epouse Maladroite. A domani qualsiasi preoccupazione. Tanto, in caso, ormai è fatta.
Io e la mia mania di perfezione.
Da quando Osho ci ha sistemato la doccia, facendoci entrare nell’universo del pavimento asciutto, comincio un po’ ad esagerare. Lo ammetto.
Prima ero troppo occupata ad asciugare il lago fuori porta, strizzare il tappeto, tamponare il parquet, che non badavo ai dettagli. Ma ora è diverso. Le piastrelle alla base, il silicone trasparente, la guarnizione nuova l’hanno trasformata in una doccia che merita solo il meglio. E allora via il calcare con spruzzi regolari di aceto, via tracce di sporco con spazzolino nelle fughe. Entretien, rispetto e lunga vita.
Ma stasera forse ho dépassé les limites, il punto di non ritorno.
Tutta colpa del ristagno.
Perché nessuno lo nota, io sì. L’acqua scende lenta dallo scarico, si intoppa e resta lì come soprappensiero.
Non è da lei.
Chissà chi le rallenta il fluire? Che c’è sotto? Qualche capello nostalgico. Residui di schiuma.
La casalinga anni cinquanta che è in me prende il sopravvento. E la bottiglia dello sgorgatutto.
Dovrei rassegnarmi agli occhiali, ma strizzo le palpebre e decifro le formiche nere. Si può lasciare agire anche tutta la notte per un risultato migliore. Ecco. Per lei solo il meglio.
E infatti.
Dopo alcune ore entro nel bagnetto di sotto per i riti serali ormai diventati notturni e sento un odore pestilenziale. Una puzza di umido chimico ha invaso il point d’eau dove lavo i denti. Apro la finestra, di riflesso guardo il soffitto. C’è sempre quella macchia da togliere, domani lo faccio. Nessun segno di crollo o corrosione per fortuna. Per ora. Perché mi sa che ho sbagliato prodotto.
E se ha rovinato i tubi? Compromesso lo scarico? Causato un dégât permanente al sistema?
Salgo e faccio scorrere l’acqua, non troppo fredda, non troppo calda. Appoggio il soffione sulla griglia, che gli parli lui, che senta come va. L’acqua scivola giù che è un piacere, di sicuro sgorgare è sgorgato. Ma chissà se il via libera è un enorme voragine nel tubo in pvc.
Il sonno è scomparso, il marito pure. Sotto le coperte.
Comunque ha ragione, inutile disperarsi, al momento non si può far altro che aspettare domani.
Alla luce tutto riprende dimensioni normali, si capisce, si trovano soluzioni.
C’è solo un pensiero che resta, come una cicatrice.
Dans le pire des cas a Osho chi glielo dice?

il duello

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