LXXVIII. L’antico ritrovato

Abbiamo aperto la capanna in fondo al giardino.
No, non c’è crollato tutto addosso, anche se stipare un garage di quaranta metri quadri in una tre per due ha avuto il suo rischio. Ma il marito si è allenato per anni a caricare bagagliai di auto per trasferte casa-Casa. E quando un anno fa abbiamo liofilizzato il deposito ingombranti ha saputo ottimizzare gli spazi alla perfezione.
Per il viaggio di ritorno dei ricoverati decidiamo però di prelevare ogni pezzo solo quando gli troviamo il posto giusto.
Oggi dice bene per una piccola libreria, il vecchio bureau della figlia e un tavolino basso. Tutti perfetti per la nuova stanza dove si trovano già altri compagni scesi dal soggiorno.
Percorriamo il viale battuto dal vento pomeridiano mentre figli e minicane si guardano un film. Per aprire giro la chiave verso destra nella serratura da sempre montata al contrario.
Un segno?
In effetti è come in uno di quei racconti di realtà alternativa, tipo Alice nel Paese delle Meraviglie, in cui apri un cassetto e ti trovi nell’Oceano Pacifico. Qui assomiglia più alla discarica di Wall-E: ciarpame e preziose perle assortiti in catasta.
Nessun crollo, nessun cedimento. Truppa e deposito sono compatti. Occorre togliere con metodo per recuperare i prescelti. Che ovviamente sono dietro in fondo con il mondo appoggiato sopra. Di traverso.
I vicini già ci pensano strani, non hanno bisogno di ulteriori conferme anche se noi ci ostiniamo a fornirne. In mezz’ora il giardino è fiorito di perline di legno, piastrelle, palloni, vasi e sgabelli, un tagliasiepi, due casse piene di vasetti vuoti, le luci da cambiare in cucina, barattoli di sassi per il mosaico in bagno, gli scaffali della dispensa. Dalla caverna Alì Dibà estrae i tre tesori, intatti, neanche troppo impolverati. Li appoggio in disparte e si riparte. A rimettere dentro tutto l’ambaradan in un lungo abracadabra che neanche Harry Potter.
La magia si compie e la porta si chiude di nuovo.
Intorno alla capanna la natura si prepara alla sera. L’abete si china galante sul ciclamino, le foglie cadute dal ciliegio accendono i passi, ma l’agrifoglio potato è nudo nell’aria pungente.
Poveretto. Quasi quasi riapro e gli prendo una coperta. Ne ho vista una nell’angolo a sinistra, vicino al bottiglione vuoto dell’olio, sotto allo scatolone dei vecchi quaderni.
Marito, che dici, mi aiuti?
Marito? Marito, dove sei?

Sparito.

in un lampo

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