LXXXIII. Crepuscolo al finestrino

Sto aspettando in macchina il figlio.
Abbiamo il permesso di andare al suo gruppo del sabato, anche se in tempo di lock down. È come una scuola, quindi ha diritto di apertura.
Noi voglia di andare zero, ma ci tocca. E a me toccano pure le lamentele borbottone del tredicenne che ne ha le tasche piene, ma quest’anno va così. Meglio farsene una ragione.
Lo aspetto parcheggiata alla speriamononpassinoivigili che di soste autorizzate qui non ce n’è. E lasciarla altrove per stare nei locali del centro non si può. Tutto chiuso, tutto vietato. Anche le panchine fuori le hanno condannate.
Non vedo più neanche la lepre che osservava i passanti da dietro la cancellata. Chissà se avranno effacé pure il suo diritto di libertà condizionata.
Tant pis, mi alletta l’idea di trascorrere un’ora con un libro fermo a pagina venti da una settimana. O almeno è l’intenzione iniziale.
Poi inizia a far buio e le luci diventano più interessanti del mio compagno cartaceo. Sarà la storia che non riesce a ingranare, saranno quei due tizi che passano tenendosi per mano. Fatto sta che senza il benché minimo rispetto mi metto a sbirciare nel tardo pomeriggio degli altri.
Ma dove lo porti quel cane con un guinzaglio tutto arrotolato sul braccio tipo cima da vela? Qui al massimo trovi un canale puzzolente dove farlo nuotare, ma tutta quella corda, amico, a che ti serve? Sei pure in giro con una felpa leggera e qui inizia a gelare. Non capisco, forse è una nuova forma di allenamento di agility dog ai confini dell’umano.
Gridano forte i tre bambini sul marciapiede, li sento a finestrini chiusi. La madre arranca con la maschera caduta sotto al naso. Li chiama, li raggiunge, li prende per mano per attraversare sulle strisce pedonali. Una dea Kalì in tuta e sacchetti della spesa.
Gli altri genitori partiti e tornati fingono di non accorgersi del piccolo assembramento che stanno creando. Ci è stato imposto di non sostare di fuori, di aspettare in modo creativo, che se passa un controllo si rischia il PeVé.
Procès Verbal per gli oriundi.
Poveri Voi per i comuni mortali allergici alle multe. Che qui non si scherza. La prima volta pazienza, un centinaio di euro e poteva andar peggio, ma poi raddoppiano triplicano e vai con la top ten dei più fermati. Io con La Vecchia vado dappertutto, ma ho anche una copertura speciale antisismica a prova di terremoto legale. Spero.
Intanto qui nella Quboblu a targhe francesi sto sicura come in una sfera di cristallo. D’accordo, è poco elegante, un po’ ammaccata e tutta impolverata, per forza però, altrimenti che incognito sarebbe?
Mi sento un detective in appostamento, pur senza teleobiettivo e senza taccuino. Fingo di darmi un tono con il libro aperto sul cruscotto.
Le case si illuminano da dentro. Ci sono vite e cene da preparare. Schermi accesi, sagome in controluce che mettono in scena spettacoli d’amore ed ombra.
Ma eccolo che arriva, l’adolescente oscuro che sale d’un balzo sul sedile accanto.
È la fine del mio incontro di spionaggio e partiamo verso casa.
Un attimo prima prendo due appunti sul vetro appannato.
Quando la condensa se ne andrà svaniranno insieme al mio segreto vagare nelle vite degli altri.

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