LXXXVI. Assise

Eccoci qui. Sembriamo una di quelle famiglie della pubblicità stipate sul divano per mostrare l’armonia di una dimora perfetta. Solo che siamo ben lungi da un’armonica perfezione e in cucina ci sono ancora i resti della cena sul tavolo.
Sparecchiamo dopo. Ora sono le otto in punto. Silenzio. Parla le président.
Cosa sarà, la quarta volta quest’anno? Ho perso il conto delle sedute.
Sta diventando un’abitudine, quasi un rito. È un momento che ricorda qualcosa di lontano, il tutti riuniti davanti alla televisione, unica fonte di informazione. Anacronistico. Eppure.
Ora che abbiamo fatto spazio e il divano rosso è rimasto solo, c’è posto giusto giusto per quattro un po’ stretti e un minicane in braccio.
Il figlio aspetta da giorni di sentire notizie ufficiali. A che punto siamo, dove andiamo. Ha bisogno di fidarsi e sembra proprio che lo charmant rappresentante della république française faccia al caso suo.
Parte puntuale. Saluta, ringrazia, incoraggia, illustra la pièce che andremo a inscenare da qui all’anno nuovo. Opera in tre atti, non gode di unità di tempo e di spazio come da Poetica. Ma il buon Aristotele avrebbe pure lui chiuso un occhio di fronte alla contingenza dell’azione. Chiedere il qui e ora sarebbe illogico. Non godiamo di immunità e non saremo nemmeno obbligati al vaccino, quando sarà. Occorre interpretare ancora per qualche settimana il ruolo dei finti carcerati, con permessi speciali di buonuscita, a pancia piena e attività limitata. Già da sabato però riapre lo shopping in presenza, niente cultura, salvo le librerie. Per mangiare fuori si deve aspettare a fine gennaio, oppure scegliere la formula picnic da asporto.
E se tutto va bene, se facciamo i bravi, se ci copriamo e non prendiamo freddo, forse ci fanno uscire per Natale. Il 24 e il 31 potremo anche fare tardi la sera, in pochi e tutti sani.
Nessun rischio di restare in piedi alla messa di mezzanotte: sono ammesse al massimo 30 persone per volta. Il don dovrà fare più repliche.
Manca poco meno di un mese al rientro a Casa.
Il cuore si prepara.
L’albero pure.
Però, per favore, niente spiritosaggini nel presepe, tipo i Magi mascherati o il gregge distanziato.
Merci.

fragilité


Spin-off
LXXXVI che poi è 86, assise che poi è.. certo che li ho dovuti cercare entrambi! Il numero romano non me lo dava neanche la Treccani, spiegava solo il numero LXXXX  = 85, poi utilizzando il mio infinito acume ho dedotto che aggiungendo I diventava 86…Perso 10 minuti a interpretare il titolo, è quasi ora di andare a letto.
Mika, anche qui viviamo sul divano aspettando statistiche, dichiarazioni, chiusure, riaperture, codici ateco ma siccome siamo italiani, ci siamo dati anche ai colori: giallo, arancione e rosso. Cambiare colore è diventato la priorità, ma siccome siamo italiani funziona al contrario, più sbiadisci e meglio è.
I gialli sono i fighi del paese, escono, vedono gente, fanno shopping, possono giocare a calcetto e di salute stanno benotto, ovviamente niente scuola, musei o teatri, che non si sa mai che m’impari qualcosa.
Gli arancioni hanno qualche problema, escono col permesso, fanno solo passeggiate e camminate col cane, mangiano d’asporto ma non nelle vicinanze del locale, chessò prendi la pizza in piazza e la vai a mangiare al cimitero. Te lo dico?! Niente scuola! Tutti in dad, con le telecamere frizzate.
In cima alla classifica “delli messi peggio” stanno i rossi! Negozi chiusi, bar e ristoranti chiusi, palestre serrate. Sport solo nelle vicinanze della propria abitazione (quindi niente canottaggio). Spesa sì, ma nel tuo comune…ma come? noi abbiamo l’ordinanza del sindaco che ci permette di fare spesa nei paesi confinanti. Eccerto siamo in Italia, la legge “ti topola” e con l’ordinanza “liberi tutti”. Scuola??…ma siamo pazzi?? Siamo regione rossa, noi più degli altri abbiamo il diritto a rimanere ignoranti.
È proprio vero che ognuno ha il presidente che si merita, da voi Emmanuel (te lo ricordi a catechismo? Dio con noi, già partite con un bel vantaggio) arriva puntuale, dà quattro regole uguali per tutti e i somari a scuola.
Da noi il povero Giuseppe (lasciamo stare cosa si diceva di lui a catechismo) non riesce ad arrivare in orario a nessun appuntamento televisivo. Sta sempre in riunione con qualcuno a discutere: governatori, assessori, medici, sindacati. Stanno tutti all’opposizione, a prescindere, bisogna trovare il modo di contestare, fare caciara, fare voci (come direbbe Montalbano).
Insomma adesso una bufera perchè non vuole riaprire gli impianti sciistici, dopo che per mesi l’hanno criticato che aveva riaperto le discoteche, ma su una cosa siamo tranquilli:  SCUOLE CHIUSE!

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