XCII. Calende greche

Dicembre ha un odore buono.
Apro la porta e lo sento subito. Sa di freddo, di pulito, di una promessa di neve, anche se per ora piove e piove e piove.
E io scappo. Sola con la Quboblu targa francese. All’ora di cena. In tempo di lock down. A due ore dal coprifuoco.
L’autostrada è frequentata. Gente in giro in questa seconda clausura ce n’è parecchia e i fari al buio esaltano i numeri.
La radio passa buona musica senza pubblicità. Ho dieci minuti per arrivare a destinazione, un niente di chilometri, ma è sufficiente per pensare lontano.
Ciao, luna. Che fai, vai o stai? Guarda che ti vedo dietro quello straccio di nuvola. Piena come sei dovevi trovarti un altro angolo di cielo per nasconderti. O forse l’hai scelto apposta il più sgombro di nembi per accompagnarmi nel mio andare.
Curiosa che sei. Tanto lo sai che torno presto. Recupero la baracca in città, magari quattro chiacchiere ed è subito finita la mia sera.
Intanto esco su strade più vuote, al semaforo si accosta un ciclista Uber Eats con la borsa nera portacibo. Al verde riprende a pedalare fradicio. Chissà in quale casa sta portando un piatto caldo. Chissà per quanti spiccioli lo fa.
E ne vedo un altro mentre entro nel senso unico del mio appuntamento. Prosegue all’incrocio e sparisce a sinistra.
Chiamo, lei scende, andiamo alla sua macchina. È riuscita a recuperare tutto dal Centro. La struttura, la cassa, la stoffa. Il trasbordo è rapido. I saluti costretti da un nuovo acquazzone.
Ha ventisette anni, abita in un appartamento affacciato su un cortile di periferia. Ha una giacca chiara, il sorriso di chi si è già trovato una terra ospitale.
Non la sento giovane, non mi sento arrivata o passata di sogni. Sono solo i nostri anni diversi che si scambiano pensieri sul marciapiede.
Guido e di nuovo la luna mi sbircia.
Così lo gioco da sola il gioco che facciamo con i figli, quando si torna a casa e lei ci segue alta e solenne.
Έλα, φεγγάρι, στο σπίτι. Vieni, a casa, luna. Έλα!
Che con te parliamo ancora greco, alla nostra terza parte di cuore che batte στα ελληνικά. E ci riporta alla σπίτι μας che mai dimentichiamo.
Casa per casa eccomi parcheggiata in retromarcia.
Il tredicenne è di vedetta alla finestra. Meno male che sono puntuale. L’assalto è immediato: seitornatatuttobenehaitrovatosonoprontiglispaghetti.
Arrivo, figlio, il tempo di scaricare.
La baracca e la mia libertà.
Li riprendo presto. O fra un’eternità.

baracche al centro



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