CIX. Ad maiora

Gennaio qui al nord è un mese austero.
Neanche l’Epifania si festeggia. I Re Magi son liquidati con una galette des rois consumata a fine pasto. Secondo la tradizione c’è una fève nascosta all’interno e chi lo trova diventa re per un po’, con tanto di corona in cartoncino piantata in testa. Buono a sapersi per evitare di mordere la sfoglia e trovarsi un pezzo di plastica tenace fra i denti. Noi qui a pranzo l’abbiamo tagliata e gustata, ma l’incoronazione è rimandata. Nessuno ha trovato il tesoro, con grande delusione dei due candidati più giovani. Riproviamo stasera.
Nel pomeriggio mi do da fare.
Cancello la neve finta dalle finestre della cucina con spruzzi d’acqua e aceto.
Svush via le stelle.
Svush via anche la coda cometa.
Svush via la crèche stilizzata che si vede così bene dalla strada.
È uno svush che lava via e pulisce.
Il vetro nudo assomiglia a questo periodo sospeso, fra le luci di Natale e i coriandoli di febbraio pensati di certo per alleggerire l’inverno. Che poi marzo scivola liscio verso una promessa di sole presente.
Il minipresepe sulla libreria ritorna nel suo cofanetto dipinto d’azzurro. L’ho preso qualche anno fa in parrocchia, l’ho anche regalato. È montato sotto una capanna di legno costruita dal marito per far felice la figlia. Voleva un bell’abri pour les oiseaux. Non ha mai funzionato però come nido di lusso. Era depresso tutto solo in giardino appeso al ciliegio spoglio. Ora prende aria una volta l’anno, ma vive felice.
Ripongo le luci dell’albero. Le ho lasciate quasi sempre accese nei giorni scorsi in un esaurimento di batterie. Remavo per un passaggio graduale dalle feste al normale.
Necessario. Desiderato. Augurato.
Le sapin de Noël è veloce da smontare: stacco i rami finti dal freddo tronco verde e metto tutto nella scatola ufficiale. Ci sta ancora, nonostante il tramestio degli anni che ha arruffato gli aghi e stortato i rami posticci. Stelle di legno, palline d’argento, rossi pon pon, la ghirlanda di perline scarlatte, una manciata di campanelle e batuffoli confusi di fili luccicanti. A nanna, ragazzi, forza, così, belli composti. Sarà un piacere ritrovarvi tutti al prossimo avvento.
Che tornerà il vostro momento, fra meno di un anno sarete di nuovo liberi.
E noi chissà.

arrivederci!

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