CXXV. Diaporama

Madama Butterfly quando arriva ad accompagnare la figlia ha la mascherina coordinata alla giacca, gli occhiali da sole coordinati agli occhi e fretta di arrivare in orario. Da un’altra parte.
Sono le dieci e mezza di un tranquillo mercoledì di pandemia. Aujourd’hui siamo noi le lieu de travail.
L’altro sabato è stata la villa di Babyboss. Per entrare ci vuole codice d’accesso, parola d’ordine, passaporto, test negativo al corona, sniffata di cani antidroga e passaggio al bodyscanner. Il metaldetector lo usano solo quando piove.
Ingenua io che pensavo fosse una bella opportunità per Frozen di uscire di casa per sciogliersi un po’. Hanno avuto un quarto d’ora d’aria in tutto il pomeriggio e solo perché era quasi ora di andare.
Da noi i controlli all’ingresso sono leggermente diversi. Il campanello bluetooth suona a cucù, apro la finestra per monitorare e verifico con il riconoscimento facciale. Rapidissimo, il poliziotto a quattro zampe si è già fiondato a fare il suo dovere sonoro. E come sniffa lui le caviglie della gente nessuno mai.
La mère aux lunettes si congeda alzando la mano e conferma al telefono ‘rendez-vous à quatorze heures trente’.
Credo dica a me. D’accord, madame, au revoir. Faccio anch’io ciao ciao con la mano. E mi sento ridicola.
Anche l’altra mamma non può restare, ma nel pomeriggio oui, un café, pourquoi pas?, verso le tre.
Frozen è imballata, non riesce a fare gli onori di casa. Pazienza. Saliamo.
Sono tutte e tre un po’ impacciate. Anche l’amica storica, quella che si chiama come la civetta di Harry Potter.
Sarà la pressione del compito. Forse. Chissà.
Hanno un lavoro di gruppo di storia da consegnare dopo le vacanze. Una ricerca sui grandi viaggiatori, Marco Polo, Colombo, Magellano, ce n’è anche uno francese, dicono si chiami Cartier. Mai sentito, ma io di gioielli me ne intendo poco.
Tranquilla, figlia, le battute scontate le scrivo e basta. Qui non si scherza, qui si fa sul serio. La tua compagna è arrivata con una chiavetta su cui c’era già il PowerPoint impostato. Tu non sai manco cos’è. Scusami scusami, je suis désolée se ti ho tenuta nell’ignoranza. Manco un diaporama ti ho insegnato a fare. Che razza di madre.
E ti vedo che arranchi sul foglio. Vorresti dire, vorresti agire, ma con ‘ste lacrime appese a bordo ciglia come si fa?
La tua amica Chouette però è meravigliosa: di fronte a cotanta organizzazione lei ha dimenticato tutta la cartelletta a scuola. È arrivata con uno zaino riempito a penne e trascrive serena dalle fotocopie fornite da Babyboss.
‘Ma mère a dit qu’on devrait tout finir et nous entraîner aussi sur l’exposé’
Il condizionale mi rincuora. C’è ancora speranza. Vediamo che si può fare. Hai già trovato tutte le immagini che ti servono? Anche quelle per le tue compagne? Brava. Grazie mille. Volete una merenda? Un succo? Un bicchier d’acqua?
Guarda, facciamo così. Io finisco di scrivervi i testi per il Diapocoso, voi andate giù a giocare in giardino che c’è il sole. Vi chiamo quando è pronto. Il pranzo. Al resto pensiamo dopo. Forse.
Prendo l’iPad che io con il pc rendo poco, copio e incollo, ritocco giusto per. Le loro risate salgono dalle finestre aperte. Ecco.
Gli spaghetti di Olivia Oil finiscono in fretta, Bracciodiferro improvvisa racconti nel suo francese d’antan. Una fa il bis, l’altra sopporta composta che la nostra tavolata esaurisca le chiacchiere e le portate.
La figlia spizzica, inghiottendo la sua pena. Il fratello le passa un grissino a bocca piena. Hanno come un ritmo interno, loro due. Si ascoltano senza parlarsi. Se uno è fermo, l’altro si siede e aspetta.
Io faccio fatica. Sposto la sedia, mi alzo, verso l’acqua, rimpiango un dessert.
Quando Madama Butterfly arriva, le studentesse sono ancora sull’altalena. Il Ramayana è finito. L’exposé manco accennato. Lei controlla sull’agenda. La figlia ha forse un pomeriggio libero settimana prossima. Se lo dice lei.
Non ci diamo neanche del tu. Dopo cinque anni.
Non oso neanche chiederglielo. Mi mettono soggezione le donne così. È arrivata dieci minuti in anticipo, per accettare un caffè di cortesia. Solo che tutta presa negli onori di casa ho dimenticato di accendere sotto la moka.
Lei e Babyboss sono uscite alle 14 e 34.
Il caffè più lungo di tutta la sua vita.

passi lunghi e ben distesi

Spin-off
Diaporama…Mika, troppo difficile anche da dire, l’ho cercato sul google e mi dice ‘Cerca invece Saponara’…ma cercalo tu Saponara, io devo cercare d.i.a.p…eeeh aspetta forse l’ho scritto male…no, l’ho scritto giusto…ahhh ecco, e ci voleva tanto è una presentazione du images du dossier.
E anche oggi ho imparato una parola nuova. Anzi, ho anche scoperto chi era il Cartier non famoso: un viaggiatore fotografo, peccato che se lo cerchi in internet escono si le foto di ghepardi, tigri, pavoni, pantere però tutte tempestate di pietre preziose.
Cartier Couture batte Cartier Cultura 10-0!!!
Mika, mi hai fatto tornare in mente i pomeriggi in cui si andava in biblioteca a fare la ricerca sulla Lombardia. Ci si trovava sempre alle duemmezza, fuori sulla panchina, uniche armi consentite: astuccio, diario con la consegna (che a volte era più lunga della ricerca), un block notes, fogli protocollo e cartelletta rigida dei Duran Duran per contenere il capolavoro una volta completato, tutti sanno che solo Simon avrebbe difeso anche col suo corpo La Lombardia. Il piano, concordato in classe, prevedeva: cercare, selezionare, bozza in brutta e poi subito in bella, niente ritagli o foto che creano disordine. Obiettivo della missione portare a casa un ‘molto bene’ o un ‘bravissima’. Sulla strategia io e la Ciccia eravamo veramente delle fuoriclasse, quello che ci ha sempre fregato era la pratica. La via del ‘bravissima’ era lastricata di insidie. Faticavamo persino ad arrivare in orario, tutta colpa dell’Angela che aveva la gelateria  sulla traiettoria per arrivare alla panchina del ritrovo. Vuoi non fermarti a mangiare un gelatino prima di iniziare un così duro lavoro? Sarebbe potuta essere anche cosa semplice, tanto in Latta c’erano solo quattro gusti: panna, cioccolato, fragole e limone. Che a dircela tutta, si abbinano già da soli, eppure la Ciccia riusciva a pensarci per cinque minuti e alla fine prendere un Liquirone. Superato il livello Angela, dovevamo recuperare il tempo perso, incuranti delle mani appiccicaticce ci fiondavamo all’interno della Biblioteca, che una volta era un balcone sopra la sala comunale, ma nonostante fosse stretta e decisamente poco adatta, aveva proprio del fascino. La luce penetrava da gigantesche sfere incastonate nel soffitto, che a Cartier sarebbero piaciute un sacco. I piani d’appoggio erano stretti e c’era sempre uno straordinario silenzio, dovuto al fatto che ogni rumore in quella sala gigantesca provocava l’eco, quindi erano tutti molto attenti a non far arrabbiare il messo che stava al piano di sotto. La ragazza della Biblioteca era gentilissima e sicuramente una collezionista di ‘bravissima’ anche dopo le elementari, appena le dicevi l’argomento svolazzava da uno scaffale all’altro e come Mary Poppins recuperava sempre il testo perfetto. Era talmente appassionata del suo lavoro o forse impietosita dalla nostra indiscussa incapacità, che la ricerca sulla Lombardia finiva per dettarcela lei, e per recuperare il tempo perso in Latta, la scrivevamo direttamente in bella. Il nostro tocco consisteva nel ritagliare da vecchi giornali qualche foto, che contrariamente al piano,  avrebbe dato autenticità all’opera. Orgogliose, più della bibliotecaria che della ricerca, affidavamo il manoscritto alle braccia protettive dei Duran Duran. La via del ritorno era sempre così piacevole, oltre il sole all’orizzonte vedevamo anche spalancarsi la porta del ‘molto bene’. L’Angela col suo grembiule azzurro se ne stava appoggiata alla porta, quando ci vedeva avvicinare, puntava le ciabatte verso il bancone, sapeva già che da lì a poco avremmo ordinato due paciughi con tante amarene Fabbri!
Questa è la vera Haute Couture!




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