CXXXI. Chiuso di serie

Mes chers compatriotes
Ahi. Se inizia così butta male. Sì, perché se Monsieur le Président parla alle otto di sera davanti a tutti i canapés riuniti, ci risiamo. Da lunedì tutti a casa o quasi.
I figli di sicuro. Il resto invece è da capire.
Perché.
Se le scuole verranno chiuse appena dopo Pasquetta, se prima ci sarà una settimana di dad à la française e due di vacanze di primavera anticipate per adeguare tutta la scolarità nazionale al nuovo confinement.
Se il corona prenderà paura e indietreggerà nel deserto creato.
Se per inizio maggio inizieranno le riaperture.
Se per tutto si è fatto un piano, niente però al momento sappiamo dei nostri coinquilini over the rainbow. Nel discorso presidenziale infatti le sujet rientro nonni non è abordé.
E noi ora chessifa?
Olivia Oil ha già le valigie in mano, per lei possiamo partire anche subito tanto è reattiva e sempre sul pezzo.
Ma Bracciodiferro. Lui no. Lui in una mano ha il doppio livello costruito per posare la sabbia a granelli precisi precisi, nell’altra il progetto della fontana da portare a tetto. E mica gli puoi chiudere il cantiere così. Tanto più che gli autobloccanti della rampa davanti sono posati a metà, mancano tutti i tagli e la foto finale.
Solo la Quboblu sa quanti viaggi abbiamo fatto in questi giorni per dilazionare il carico e non rovinare la forma smagliante delle sue sospensioni appena cambiate. Ieri ho cambiato io tre magliette in due ore tanto ero impregnata di metti il pavé togli il pavé. Che pure una primavera col botto è arrivata a mozzarci il fiato.
Le magnolie intorno sono esplose.
Il ciliegio invece resiste. Si sta tenendo per Pasqua. Aspetta il gran giorno, quando farà un’entrata in scena da principe del giardino. Vedrai, che meraviglia. Lo conosco.
Ma i nonni? Riusciranno a vederne lo splendore? O saranno già in viaggio e faranno gli auguri di compleanno alla nipote decenne dal telefono anziché dalla sedia di fronte?
A tra poco l’ardua sentenza. Aspettiamo la penultima uscita dei figli dopo colazione e poi faremo una plenaria al tavolo della cucina. Il divano infatti è solo per gli annunci presidenziali o le dormite serali. Gli effetti collaterali tanto sono quasi gli stessi: una sensazione di déjà vu che era meglio andare a letto, non accendere la tivù. Ma tant’è. Ormai nostro signore degli annunci ha decretato. Orgoglioso dei propri concittadini e pieno di fiducia nei vaccini, chiede solo un ultimo favore. Giusto un mesetto di lock down totale, in nome dei bei vecchi tempi, di quell’aprile di un anno fa, che povero, vuoi non ricordarlo emulandolo?
O forse, un momento, vuoi dire che è un pesce d’aprile?
Guardo la data. Maddai. Massì. È uno scherzo!
Domani allora finisce e posso staccarmi di dosso questo salmone dispettoso che continua a insistere sul tornare indietro.
Meno male, perché puzza pure un po’, ‘sto pinnato umorista che non fa più ridere nessuno.
Nessuno applaude più.
E chi se lo ricorda. Come si fa.

confinati resistenti (fotografia di Véro)



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