CXXXIII. Pasqua con i tuoi

Usciamo imbacuccati come a Natale, forse solo un po’ più stupiti di quanto possa far freddo in punta d’aprile. Entriamo a chiesa deserta. È presto. Apposta per prendere il solito posto: laterale sinistro tutto davanti. Il contatto più vicino è con le candele dell’altare quattro metri a tiro di fumo.
L’équipe d’animazione è già arrivata. Il sepolcro in polistirolo vestito di juta, le sagome di cartone e il telo nero sono pronti.
La famiglia è quasi al completo, ci sono state un paio di defezioni dell’ultimo minuto, ma faremo un riassunto al ritorno. Intanto loro badano ai polli in forno. Che non si brucino.
Anche qui, a dispetto del gelo di fuori, la temperatura emotiva è piuttosto alta.
Partecipare alla messa la mattina di Pasqua in pieno confinement ha qualcosa che rasenta il surreale.
La gente è contata, bloccata all’ingresso e rimandata a casa se in esubero. Però siamo tanti. Distanti, mascherati, ma tanti.
E sembra di stare appesi a un filo per tutto il tempo.
I gestes barrières vengono ribaditi in continuazione, sono persino scritti sul foglio delle letture. I bambini invitati a stare al loro posto, anziché sedersi tutti giù per terra davanti quando è il loro momento. Il gel è sparso a piene mani.
Eppure c’è un’allegria di festa.
La figlia canta a bocca coperta e imita i movimenti della signora in fucsia che li insegna nel linguaggio dei segni. Si canta anche con le mani. Disinfettate.
Gli sguardi sostituiscono gli scambi di pace e si applaude in accompagnamento.
Succede come in teatro, ma i teatri sono chiusi. Le chiese no. Non più e non ancora, almeno. Ma chissà. È un mondo che va tutto a rovescio. Possiamo stare dentro una folla di carrelli caotici e non in un museo a spazi aperti o in platee a sedute rigide e composte.
La messa, vedi che funziona? Perché anche il resto che fa bene allo spirito non lo potrebbe?
Ma che siamo dei funamboli dell’ultimo rito rimasto trova conferma sul sagrato. La gente si aggiusta il berretto, alza il bavero del cappotto e se ne va alla spicciolata.
Sarà per via del freddo. Penso.
O forse.
Perché un furgone della gendarmerie sta in mezzo alla strada. Lo riempiono quattro divise mascherate. Non scendono.
Sarà per via del freddo. Penso.
O forse.
Perché nel caos quasi sereno della domenica di Pasqua fanno impressione qui fuori.
Le forze dell’ordine.

motivi



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